La via dell’autostima (e quella del Trota)

3 Mag

Non sarà una pillola di autostima a renderci più forti. Più solide, davanti all’ennesima minaccia: nel 2012, dice Unioncamere, si perderanno altri 130mila posti di lavoro. Come giocare a ce l’hai: sarà il mio? sarà il tuo? depositiamo quel che resta degli euro in Tanzania?
Eppure i manuali di auto-aiuto vanno forte in tempi di crisi. Se prima spopolavano effetti del tipo “Come chiedere l’aumento in tre mosse”, oggi si vola basso: “Le regole d’oro per il curriculum”, “Separiamoci con amore”, e via discettando.
L’autostima, resta un cavallo di battaglia per gli americani – che non vogliono indagare più di tanto nel profondo e nemmeno porsi il dubbio: ma se alziamo l’autostima a mille di una banda di idioti, dove arriveremo? In Regione? 
Confesso però di aver scorso con gusto l’ultimo libro del genere: Vali più di quel che pensi di Valerie Young (ed. Corbaccio).
È dedicato alle donne, brave, competenti, intelligenti. Troppo spesso vittime della “sindrome dell’impostore”. Di che si tratta? È quella vocina interiore che, quando passi un esame, ottieni una promozione, ti propongo una svolta nella carriera, ti fa dire: “oddio, si sono sbagliati, prima o poi scopriranno che non sono all’altezza”. Non è vero. Però. Quante volte lo avete pensato?
Anche ai colleghi può capitare. Con minor frequenza. Alcuni di loro preferiscono “la via del Trota”: una laurea, pare, in Albania, senza troppi perché.

Cristina Bianchi

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2 Risposte to “La via dell’autostima (e quella del Trota)”

  1. Katia maggio 4, 2012 a 2:41 pm #

    Io penso SEMPRE di non meritarmi nulla. Non è una malattia, credo, ma il riconoscere che, al di là dell’impegno che posso metterci, una congiuntura astrale favorevole quel giorno ha scelto me. E’ la teoria del 50% e 50%, un po’ impegno, un po’ destino.
    Katia

  2. Franca maggio 4, 2012 a 10:55 am #

    Vero! Una donna è capace di svegliarsi dieci volte per notte ripetendosi: oggi avrò fatto bene? dove avrò sbagliato? potevo fare di più? “Si, potevo fare di più”, è la risposta nella maggior parte dei casi. E invece no: magari questa volta potevano fare di più gli altri. E diciamocelo una buona volta!
    E poi c’è quel bisogno di piacere a tutti. Alcuni la chiamano “sindrome della nice girl”. Per essere apprezzata (per esempio sul lavoro, ma anche tra amici) devi essere sempre carina e d’accordo con tutti. Niente di più sbagliato. Dovremmo imparare a trasformare queste insicurezze. Invece che farci conquistare da tutti, conquistiamoli noi. E la vita cambia Sul serio.
    franca

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