Archivio | settembre, 2012

Cerchi un lavoro, ti offrono un bel volontariato

28 Set

«Buongiorno, ha visto il mio curriculum?» «Oh sì, grazie, interessante. Sto proprio organizzando una serata per lanciare la mia organizzazione. Le va di aiutarmi? Vorrebbe partecipare come volontaria all’“evento”?». «No grazie, ho quasi quarant’anni, un curriculum lungo un chilometro. Ho lavorato (retribuita) in Africa, in Medio Oriente, in Nordeuropa, ho studiato in Inghilterra. Devo continuare a mantenermi».
Questo più o meno il colloquio surreale di B., esperta di istruzione a distanza, project manager per diverse Ong, in cerca di lavoro (anche) in Italia. Dove sta lo scandalo? Che all’estero, dice B., “nessuno mi avrebbe mai risposto così”. Il lavoro è lavoro. Il lavoro si paga. Il volontariato è un’altra, nobilissima, cosa.
Nel mondo dei media, questo è un argomento d’attualità: blogger che vengono invitati a scrivere gratuitamente, perché l’Huffington Post nobilita chi lo fa. Giovani giornalisti pagati 3 euro a pezzo, e così via. Ma non accade solo nel settore della comunicazione.

Raccontate qui sotto la vostra storia!

Cristina Bianchi

Quando la flessibilità fa male (parola di New York Times)

20 Set

E c’è ancora chi dice: non assumo donne in età fertile per non avere rogne, perché ti piazzano un figlio, i costi sono alti, la mia azienda non è babbo natale… 

Ora vorrei condividere con voi qualche riflessione sul motivo per cui una working mom spesso è più produttiva della media.
1) Non ha tempo da perdere. Ci è abituata. Ama lavorare per obiettivi e portare a casa il risultato (la cena pronta col pupo che strilla, gli orari da rispettare , le valigie preparate la sera, per dire).
2) Non punta a fare notte in azienda per farsi vedere dal capo. Niente straordinari a sbafo, solo quelli necessari. 
3) È più organizzata. Sa cosa vuol dire delegare (ha delegato in parte la cura dei figli, più di così..), sa cosa significhi avere un programma giornaliero e settimanale.
Ma proprio mentre riflettevo su tutto questo, e sul dramma delle dimissioni in bianco (fatte firmare alle neoassunte per potersene sbarazzare al primo “pancione”), mentre pensavo al mantra della Produttività Oraria, oggi invocata per delocalizzare a Detroit come a Tychy, (per il bene d’impresa s’intende), ecco che un articolo di Susan Lambert sul New York Times dal titolo “Quando la flessibilità fa male”.
Racconta proprio di due mondi diversi, entrambi sotto attacco: quello dei salariati americani (con stipendio fisso, orari, assicurazione sanitaria pagata), e quell dei lavoratori a cottimo (pagati a ora, a giornata, a seconda del flusso di domanda, con zero tutele, zero assicurazioni). “The different pressures on salaried and hourly workers arise from companies’ trying to maximize productivity”. Scrive Lambert.   “Professional positions come with fixed costs (yearly salaries and benefits like health insurance) that are incurred regardless of how many hours the employee works. So employers have an incentive to have those individuals work as much as possible. One person is often doing the work of two. The inverse is true in hourly jobs…..”.
In sintesi: alle aziende negli Usa conviene assumere pochissimi “garantiti” e su di loro esercitare una pressione altissima (come dice Lambert, devono lavorare per due). E arruolare legioni di senza nome, senza diritti, da spalmare  sulla catena produttiva (bar, ristoranti, supermercati ma anche call center, fabbrichette) come un elastico.

Vi ricorda qualcosa?

E chissà che nel suo prossimo discorso alla Nazione, la mom-in-chief Michelle Obama non si ricordi anche di loro: genitori “salaried” e “hourly jobs”. E che qualcuno, in Italia, al di là dei proclami si ricordi davvero delle donne che lavorano, delle mamme che vorrebbero farlo.

Cristina Bianchi

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Strada facendo/2 madri coraggio

17 Set

Nel post scorso raccontavo il mio lungo itinerario verso la redazione. E quando racconti qualcosa di te, è inevitabile: diventi più attento a osservare gli altri. Per esempio le mamme che accompagnano i figli a scuola. C’è Patty che non molla mai la bici, anche nei giorni di mal di schiena, anche se minaccia pioggia. Caschetto in testa, figlia sul seggiolino e via, pedalare!
Ma quante risate mi sono fatta stamattina quando ho incontrato Silvia, splendida quarantenne con due gemelli in seconda elementare che tornava a casa portando a mano due monopattini, uno rosso e uno blu. La vedete in questa foto, a me ha messo di buonumore.
Raccontatemi anche voi il tragitto casa-scuola- lavoro o casa!
Si accettano anche foto 🙂
Cristina Bianchi

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Strada facendo. Come arrivate al lavoro?

14 Set

Vado al lavoro ogni mattina coi mezzi pubblici. Lo faccio per motivi ecologici e perché economicamente conviene. Abito così lontano dalla redazione, che solo il metró mi puó garantire un viaggio veloce e sicuro. Ma prima di arrivare nel tunnel, mi faccio una bella sgambata di tre chilometri a piedi. Ascolto musica, canto. Ascolto i notiziari della BBC che mi offrono gratuite lezioni di inglese e di ottimo giornalismo. Meraviglioso è stato ascoltare un audio libro di Enzo Bianchi, il priore della comunità di Bose, letto da Remo Girone.  Parole semplici sulla sua vita, che ti allargano il cuore.
Godermi ogni istante di questo passaggio verso i doveri, le scoperte di lavoro, il caos e le risate di redazione è il mio modo migliore di cominciare la giornata.
E voi? Raccontatemi il vostro tragitto tra casa e ufficio.
E mandatemi Mp3 da ascoltare 😉

Cristina Bianchi

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