Archivio | ottobre, 2012

Se papà viene promosso (all’estero), perché la mamma piange?

25 Ott

Questa è una piccola storia vera, cambiano solo i nomi

Susanna e Pietro vivono a Milano, hanno tre bambini. Pietro per lavoro viene promosso. La nuova sede è a Lione.
Anche Susanna lavora, è ricercatrice universitaria. Molto stimata. A questo punto, Pietro frequenta un corso intensivo di francese, comincia le spedizioni in Francia. Tutto dev’essere pronto per l’anno prossimo, quando la famiglia si trasferirà a Lione per seguire il padre nella sua nuova  avventura professionale. Susanna dice: «È una bella opportunità per lui, e per il futuro dei nostri figli». 
Peccato che lei, per ora, all’estero non abbia nessun lavoro. Tra l’altro, sa solo l’inglese e al momento è impegnata (tra il lavoro full time a Milano, i tre figli da seguire) a raccogliere informazioni sulle migliori scuole a cui iscriveranno i figli a Lione. Cerca disperatamente di tenere insieme tutto. «Potremo prenderci una ragazza alla pari che parli bene il francese, che ne dici?». «Ma cara, abbiamo tre figli. Perché non te la prendi comoda? Non puoi fare per un po’ soltanto la mamma?».
Ecco. Anche quando si ama, è difficile capirlo. Che una donna appassionata del suo lavoro, dopo 40 anni e tre figli, sia terrorizzata all’idea di perderlo. «Ho studiato tanto, mi sono fatta un mazzo così, e ora lui mi dice, sta’ scialla». A Lione potrebbe almeno prendersi un master. Imparare  un paio di lingue. Investire sulla famiglia ma anche su di sé. Perché una donna non vale meno di un uomo. E se è anche madre è solo un regalo, ( e una responsabilità condivisa) in più.

E quando è lui a dover seguire lei? Magari ne parliamo un’altra volta

“Mai dimenticherò” – Il video choc del bambino conteso

19 Ott

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto”. Ripensando al video-choc di “Lorenzo”, il bambino conteso in Veneto da genitori che se lo sono giocato a colpi di denunce, Carabinieri e telecamere “embedded”, mi è venuto in mente questo brano de La notte di Elie Wiesel, sull’impossibilità dell’oblio di Auschwitz.

Ho pensato allo scempio di quel bambino cliccato in rete, trasmesso in tv, dato in pasto al mondo.
Si è molto discusso tra giornaliste (ampio e interessante il dibattito nel gruppo di GIULIA) anche solo sull’opportunità di diffonderlo. La maggioranza si è espressa per il sì.
Io, a mente fredda, resto della mia: no, sicuramente mai così. Certo, senza quel video oggi non saremmo qui a parlare a fondo dei problemi che toccano i minori in situazioni di disagio. Né dei blitz dell’allontanamento, della PAS, sindrome non scientificamente approvata usata talvolta per sottrarre i bambini al genitore convivente. Ma il fine non giustifica il prezzo ulteriore che Lorenzo dovrà pagare: cristallizzato per sempre in quei quattro minuti che hanno fatto il giro del mondo. 

Perché non si può brandire come una spada la Carta di Treviso sulla deontologia giornalistica e i minori, quando è un Sallusti a pubblicare una ragazzina seminuda, a terra, ferita nell’attentato di Mesagne. E poi assolvere quel racconto in diretta di un bambino vivo, per amor di dibattito.
Nel mondo delle news si va sempre più veloce (e vale per tutti, ogni mezzo digitale carta o tv è ormai integrato con gli altri), non c’è il tempo per riflettere, l’importante è non prendere il “buco”. Ma in quel buco mediatico per ora ci è finito Lorenzo (che ovviamente non si chiama così). E noi con lui.

Cristina Bianchi

 Che ne pensate? Sono sicura che molti non saranno d’accordo 

Dello Yoga & di altri demoni: segui il tuo karma in pausa pranzo

2 Ott

Lo yoga in pausa pranzo fa bene. Tonifica. Schiarisce la mente. Rilassa e regala energia. Non c’era bisogna di impararlo da Arianna Huffington, Lady Web, che ha offerto sessioni di yoga bipartisan, alla convention dei democratici Usa come a quella dei Repubblicani.
Qui in Rizzoli lo sappiamo da una dozzina d’anni, o anche più. Le lezioni di yoga sono sempre più seguite, affollate. Democratiche. Dalla top manager alla stagista, sono tutti ben accolti. Invitati a scoprire i propri limiti, le proprie potenzialità. 
Certo, a volte dopo due minuti di Shavasana (la posizione del cadavere), sogneresti di schiacciarti un infinito pisolino. Ma basta un po’ di Virabhadrasana (il Guerriero), e magari un bel caffè doppio, per ritrovare lo slancio e l’idea giusta per il prossimo titolo.
Il merito più grande però va ad Aldene, insegnante dai superpoteri, flessibile ma inflessibile, un po’ guru un po’ magica. Capace di correggerti senza farti sentire inadeguata.

E voi, come recuperate?

Scrivete, scrivete….

Cristina Bianchi

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