Archive | ottobre, 2013

Yes, We Scan. Il cortocircuito tra media e 007 che ha cambiato il mondo

28 Ott
Le proteste contro il Datagate negli usa

Le proteste contro il Datagate negli usa

In principio fu Julian Assange, a scardinare il mantra che un segreto è un segreto è un segreto. Ed è bene che resti  tale. Ma in principio furono anche Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post con la loro Gola Profonda che tenne desta l’attenzione sullo scandalo Watergate fino alle dimissioni di Nixon.

O ancora in principio fu Giosuè, che prima di conquistare Gerico inviò un paio di spie a preparare il terreno: dormirono casa di una prostituta, ma la Bibbia precisa che non ne approfittarono.

Oggi in tempi di Datagate e delle ultime rivelazioni di Snowden sugli 007 britannici, che in sostanza spiavano tutti, italiani compresi, triangolando con gli Stati Uniti le informazioni, nulla di fatto è cambiato. Eppure è cambiato tutto, per la potenza di fuoco dei mezzi, la vastità di dati, la velocità di diffusione nel web. 

E se fa un certo effetto pensare al cellulare di Angela Merkel  sotto controllo, secondo quanto già emerso dall’inchiesta di Napoli (e riportato da Il Fatto, Repubblica e dal Corriere della Sera), nel 2011 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Valter Lavitola si parlavano al telefono usando  cellulari panamensi e una scheda telefonica intestata a un  peruviano. Visti i tempi, come biasimarli?

http://youtu.be/Pk-nrkq6ObA

Occhio, il nemico ti ascolta. Per questo fa ancora più effetto vedere al cinema Il Quinto Potere, il film di Bill Condon sulla storia per molti lati ancora controversa di Julian Assange, l’hacker fondatore di Wikileaks, la piattaforma nata nel 2006 con lo scopo di pubblicare informazioni segrete, garantendo l’anonimità delle fonti.

Un’avventura cominciata con la diffusioni di documenti di una grande banca svizzera che rivelavano il riciclaggio di denaro, poi sulla corruzione in Kenya,  prove di un incidente nucleare in Iran. Per culminare nel 2010 con l’accesso a 91mila documenti sulla guerra in Afghanistan, 400mila su quella in Iraq e 250mila cablogrammi riservati dalle ambasciate diplomatiche di tutto il mondo. 

Assange ne emerge come figura complessa, con molti lati oscuri, problemi psicologici personali. 

Il film infatti non è piaciuto all’attivista australiano, tuttora rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana di Londra. Non è un film sbilanciato tutto dalla sua parte, né quando lo mostra tingersi i capelli di bianco (un’ossessione, secondo il film) né per la sua nota spregiudicatezza di voler rivelare tutto e subito, anche mettendo a rischio la vita delle sue fonti.

Questo è film estremamente attuale, proprio perché lascia molte domande senza risposta. Che cosa è giusto divulgare e che cosa è giusto tacere? Qual è il nuovo ruolo dei media rispetto al Citizen journalism?

Molto gustose le scene con le reazioni dei diplomatici americani che vedevano stampate in prima pagina i loro giudizi impietosi sui colleghi stranieri e che in questo blog vi anticipo.

 

Ora, raccontate voi l’effetto che fa. Quanto può turbare sentirsi spiati al telefono, via mail, quando siamo noi stessi spesso a mettere tutto in piazza sui social network? E in politica: si può tracciare un giusto equilibrio   tra sicurezza e democrazia?

Al cinema lei balla da sola. E tu?

11 Ott
Paulina Garcia in “Gloria”

Paulina Garcia in “Gloria”

Gloria ha 58 anni, un ex marito che se ne frega, un lavoro così così, un figlio e una figlia ventenni che cercano il loro posto nel mondo. Serena, giovane e bella, ha un marito artista d’avanguardia geloso della sua creatività, due figli piccoli che lei adora e abbraccia, stringe bacia accarezza. Serena non ama l’arte ma ama molto il suo Guido, e nel gioco erotico recupera le distanze che separano lui da lei. 

Gloria e Serena sono le attrici Paulina Garcia (Orso d’Argento al Festival di Berlino) e Micaela Ramazzotti, protagoniste di due film intensi: Gloria, capolavoro del regista argentino Sebastian Lelio e Anni Felici di Daniele Luchetti che qui trasfigura la sua infanzia e la vita dei genitori (il padre è Kim Rossi Stuart).

Micaela Ramazzotti in “Anni Felici”

Micaela Ramazzotti in “Anni Felici”

I due film si interrogano su un tema fondamentale: si può coniugare amore con libertà? 

Consiglio Gloria a tutte le donne. Andate a vederlo con un’amica, con vostra madre (se non è troppo all’antica). Perché è un film coraggioso, dove si mostra l’anima e il corpo femminile così com’è (gaurdate i trailer o come può essere sui 60 anni, con rughe, pieghe, e tutto quanto il resto. Senza ritocchi né esagerazioni grottesche. Un ritratto così vero che a uno spettatore maschio italiano farebbe paura. Anche perché Rodolfo (il bravissimo Sergio Hernandez) che per un po’  fa sentire Gloria  amata ancora davvero, non è certo il simbolo del maschio tardivo con codazzo di toygirls. È separato, l’ ex moglie e le figlie lo tormentano al cellulare per spillargi bonifici. Porta la pancera perché ha appena fatto un bypass gastrico e non è decisamente un sex symbol. Finché…

Ma anche Anni Felici è  da vedere. Racconta una storia molto personale, vista con gli occhi di Luchetti bambino: due genitori uniti da un legame quasi simbiotico, che litigano e si riappacificano a letto, due  che non riescono a definire i propri confini. Serena scoprirà di avere un corpo-desiderio e un cervello (oh yes, pure quello) grazie all’aiuto di una gallerista, Helke (l’attrice Martina Gedeck).

Qual è un tuo desiderio ?

Che Guido trovi soddisfazione nel lavoro. 

– Ma quello è un suo desiderio. Il tuo qual è? 

– Non lo so.

Il piccolo dialogo tra Helke e Serena resta per tutte un ottimo spunto di riflessione.

 

Qual è il tuo desiderio? Lascia un commento in fondo al post, puoi farlo anche con pseudonimo, la tua mail non apparirà

 

 

Quando sei nato non puoi più nasconderti/2

4 Ott

“Mamma, posso dirti una cosa? Io quasi non mi commuovo più. Sì, lo so, questa volta i morti sono tanti, ma ogni giorno vediamo questi sbarchi, queste notizie. Finisce che non mi viene da piangere più”. Questa, ieri sera, mia figlia, davanti al dramma di Lampedusa. Mia figlia la saggia. In anticipo sull’editoriale fiume di Adriano Sofri di oggi su Repubblica.

sofri
E più che spiegarle, come fa Sofri, il Vangelo, la parabola del buon samaritano, le ho ricordato la dura legge della notiziabilità: fa più notizia qualcosa di raro nel tempo, vicino a noi nello spazio, almeno nello spazio psicologico. Come raccontava Manlio Mariani, maestro di giornalismo, con un aneddoto: un antico quotidiano era già in rotativa in piena notte, quando arrivò la notizia di una nave affondata con centinaia di morti chissàdove. Qualcuno avvisò con urgenza il direttore: Fermiamo le rotative! Il capo chiese il come, il quando dell’evento. Gli risposero: una nave turca, con l’equipaggio turco. E il direttore commentò: Vabbe’, tutti turchi, tutti morti. Non era il caso di rallentare la macchina. 
Oggi non ci sono più rotative da fermare, perché il Web ti aggiorna all’istante. I “turchi” sono il vicino di casa. E diventa notizia ciò che ha un’immagine per colpire, una storia in video da raccontare. Però continuo a chiedermi, a chiedervi: voi ieri vi siete commossi? Serve ancora? Dio nella Bibbia si “commuove fino alle viscere” per le sorti del suo popolo. Dell’uomo, invece, sono più necessarie le lacrime o l’indignazione? 

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