Archive | luglio, 2014

Il bello del Giambellino

31 Lug

Come il Cerrutti Gino, io abito al Giambellino.
Il bello del Giambellino è incontrare due vecchietti che passeggiano mano nella mano.

Il bello del Giambellino è la cortesia e la rapidità di servizio della signora dell’ex bar della mala.
Il vantaggio di questo quartiere, a metà strada tra via Solari e il Bronx, è gustarsi con tua figlia il kebab “completo” più buono di Milano servito da signori turchi gentili.
Il bello è correre lungo i Navigli e incontrare chi non ti aspetti. Fare una pausa a San Cristoforo, deserta tra un matrimonio e l’altro, e ascoltare la musica classica. Il bello è una piazza che si chiama Enrico Berlinguer e fino a ieri non c’era. E oggi ci trovi una bellissima libreria, Gogol, inventata da due ragazzi.

Il bello del Giambellino è il cielo di Lombardia quando è bello, visto da casa mia.
Il brutto c’è, eccome, ma oggi non voglio parlarne.

Cristina Bianchi

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Del perché stendere è alienante, stirare è creativo

24 Lug

Stendere il bucato è alienante. Stirare ha la sua buona dose di creatività.
Confesso che non passo il ferro su una camicia da uomo da una ventina d’anni. Ma per una serie di sfortunate (o fortunate) coincidenze, dopo molto tempo mi sono ritrovata con il ferro in mano: lenzuola, t-shirt, pantaloni e hot pants, jeans e canotte, che la danza cominci.

Giovane donna che stira, Louis Boilly, Museum of Fine Arts, Boston (Mass)

Giovane donna che stira, Louis Boilly, Museum of Fine Arts, Boston (Mass)

Stendere il bucato, invece, mi tocca, ogni anno di più. Due figlie adolescenti, che praticano sport e cambiano look, danno lavoro anche a due genitori che lavorano. Certo, a volte aiutano, ma non basta.
Io a stendere sono una frana. Di più. Lo odio cordialmente. Per sopportare la noia, lo faccio ascoltando la radio, i gr e le rassegne stampa in podcast dall’iPhone a tutte le ore, per la gioia dei miei vicini.
Ma stirare è decisamente più light. Basta accendere la tv e seguire, si fa per dire, il film in seconda serata. O caricare in streaming una puntata di Gomorra sull’ipad.
Tocca però ripassare i fondamentali. E allora mi sono ritrovata col compagno di stiro a guardare meravigliosi tutorial come questo su youTube. Risate a crepapelle. Ma non ridete: sono utilissimi.
Lo step successivo, la conquista della serenità, sarà riuscire a far andare le mani e liberare la testa. Da musica, news, film e telefilm. E godersi l’atto dello stirare in sé. Il vapore sulla faccia, i pensieri nella testa, una poesia o un salmo da recitare sottovoce. Allora, solo allora, l’alienazione della casalinghitudine potrà trasformarsi in pura felicità.
P.s. La mia amica Paola, tre figli, università serali, un lavoro di insegnante precario, mi ha confessato che stirava leggendo Resistenza e resa di Bonhoeffer, che aveva piazzato davanti all’asse in posizione strategica. Chapeau.

E voi? Come affrontate i noiosi lavori di casa?

Ho letto finalmente il libro dell’estate

14 Lug

Ho letto il libro dell’estate. Che non è il premio Strega di Francesco Piccolo Il desiderio di essere come tutti (Einaudi). E neppure Una mutevole verità di Gianrico Carofiglio (Einaudi) che si meritano sicuramente il titolo di bestseller.
Il libro dell’estate è Il cardellino della scrittrice statunitense Donna Tartt (Rizzoli), per una serie di motivi.

La mia copia “vissuta” de “Il cardellino” di Donna Tartt (Rizzoli).

La mia copia “vissuta” de “Il cardellino” di Donna Tartt (Rizzoli).


Primo: ha vinto il Pulitzer per la letteratura, e il premio quasi mai delude. Secondo: è un tomo di 892 pagine, e se non le leggi sotto l’ombrellone o all’ombra di un pino in otium assoluto, quando mai ce la potrai fare? Terzo: tra Cardellino-dipendenti ci si riconosce a vista, ci si annusa, se non altro per l’ingombrante volume che spunta dai borsoni mare o per i bicipiti affaticati e scolpiti di chi lo legge (e regge) da supino. (Ps. è davvero il momento di regalarsi un Kindle).
Detto questo, Il Cardellino è un buon romanzo. Che sposa il punto di vista di Theo, il quale a 12 anni  perde la madre in un attentato terroristico a New York.
Theo naufraga e galleggia, tra l’ospitalità di una famiglia snob di Manhattan e il ritorno del padre, fuggitivo, ubriacone e peggio ancora.
Un libro sull’amicizia, quella con Boris, ragazzaccio maledetto e ancora più solo di lui. Ma è soprattutto un romanzo sull’arte e sulla creatività. L’altro protagonista, infatti, è un quadro, piccolo e meraviglioso.

La bellezza che salva il mondo può salvare anche noi? Il tema non è nuovo. Lo svolgimento avrebbe guadagnato da qualche sforbiciata nel mezzo. Ma se ti chiami Donna Tartt, probabilmente non c’è editor che tenga.

E il finale piacerà agli amanti di Donald Winnicott, come me, lo psicoanalista inglese che nello spazio dell’illusione tra gioco e realtà aveva scommesso la sua vita.

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