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I giovani e il lavoro che non c’è: che si dice nel mondo

23 Mag

“Un mercato del lavoro più flessibile e una maggiore deregulation non aiuta”. Non aiuterà i giovani a trovare più in fretta un lavoro. Lo spiega al Financial Times Ekkehard Ernst, che guida l’Employment Trends Unit all’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). Gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile nel mondo sono poco confortanti. L’Unione europea viaggia quest’anno su un tasso del 18%, il peggiore dal 2007 (era al 12,5%). E le previsioni fino al 2016 non fanno sperare in un miglioramento.L’agenzia delle Nazioni Unite invita i governi di Paesi come Grecia e Spagna  a prendere “misure per stimolare la crescita, avviare programmi infrastrutturali. Con un giovane su due senza lavoro in quelle regioni, la prima cosa da fare è favorire il ritorno dell’occupazione” continua Ernst.

Non c’è tempo da perdere. Poi si puó discutere su quali programmi infrastrutturali puntare in Italia. L’alta velocità non è tutto. C’è l’agenda digitale, ci sono energie rinnovabili ancora tutte da sfruttare, un patrimonio storico artistico che va in pezzi.

E voi che ne pensate? Da dove può ripartire l’Italia per ridare il lavoro ai giovani?

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Melissa che voleva andare a scuola

21 Mag

Un Paese che non sta in piedi. Così, col suggerimento della collega Francesca, stavo per titolare il post di oggi, pensando al terremoto in Emilia e al terremoto innaturale e violento che a Brindisi ha ucciso Melissa mandando in pezzi tante altre vite. Poi ho letto la bella cronaca di Rita Querzé sul Corriere della Sera da Finale Emilia,  e i racconti del salvataggio della piccola Vittoria sotto le macerie. Ho deciso che quel titolo non rendeva ragione dell’impegno di tanti cittadini, e di quei professionisti che rischiano la vita, come il pompiere ferito mentre sistemava un cornicione.
Penso ai ragazzi che oggi a Brindisi sono tornati a scuola, per condividere dolore e battaglie. Contro la mafia, l’eversione – o la follia – ci vuole coraggio e cuore, e mente lucida per decidere dove stare.  «Dobbiamo rompere questi silenzi complici, le zone grigie di quelli che stanno con piede da una parte ed uno dall’altra» ha detto don Luigi Ciotti.

A chi ha guardato in questi giorni una certa tv del dolore – che indugiava su parenti in corsie d’ospedale – vorrei ricordare che non cerchiamo in Puglia capri espiatori da dare in pasto alla stampa. Ma responsabili e, se ci sono, mandanti.
E vogliamo sapere come mai, nel 2000, in Emilia, si costruiscono ancora capannoni industriali – capannoni, non grattacieli – che non reggono alle scosse.
Per onorare Melissa, che voleva andare a scuola. E Vittoria, che a scuola ci andrà.

Cristina Bianchi

Lasciate qui sotto un vostro commento (l’indirizzo mail non apparirà)

Capo, prometto di esserti fedele sempre

16 Mag

Racconta Lucia de Stefani, una delle ventenni di “A” che vive e lavora a New York: “Quando invii un curriculum negli Stati Uniti per cercare lavoro, devi curare la forma, scriverlo su carta di ottima qualità, condensare la vita in una pagina. Ma attenzione a non scrivere la data di nascita. Perché nessuno dev’essere discriminato in base all’età (oltre che al sesso, alla razza, allo stato civile).

Demi Moore e Michael Douglas nel film “Rivelazioni”Al colloquio di selezione non ti chiederanno se sei sposata, se hai figli, tantomeno se pensi di farli. Anche la foto, per questi motivi, non è gradita. Non so se sorridere o no ripensando ai miei colloqui in Italia (“Sei fidanzata? Pensi di sposarti?” “Macché”. Poi, l’ho fatto subito dopo durante un contratto a termine. “E ora vorrai fare dei figli?” “Per carità”. Per fortuna sono arrivati. Non giudico chi mi ha posto queste domande. Erano donne in gamba. Era nel gioco delle parti e ho omesso quel che andava omesso con assoluta spontaneità.
Ma che abisso tra le regole americane e le nostre policy scritte e non scritte.

Cristina Bianchi

E voi, che ne pensate?
Raccontate qui sotto la vostra storia.  (l’ indirizzo mail non comparirà).

Cara ministra Fornero, qual è la meglio gioventù?

9 Mag

Cara Ministra Fornero,
lei dice: “I nostri ragazzi sanno troppo poco, non conoscono le lingue, neppure la loro, non conoscono i rudimenti di aritmetica e matematica e, in taluni casi, non sanno fare neppure conti semplicissimi”.
Il messaggio, in  fondo, è sempre quello: ai miei tempi… Noi eravamo più educati, più secchioni, più preparati.  Lo sento ripetere da insegnanti genitori e professori. Tutto vero.
Guardate cosa scriveva un noto precettore:
La nostra gioventù è svagata, non sa piegarsi all’applicazione… A questo conduce la mobilità del loro animo, la vivacità della loro immaginazione, eccitate dalla nostra confidenza… Il fanciullo passa a ogni tratto dall’applicazione a’ balocchi, da’ balocchi all’applicazione… dalla stanza di studio, alla camera da letto, alla cucina, al giardino; ora leggicchia, ora chiacchiera, or canterella….
Era il pedagogista Raffaello Lambruschini. Si lagnava come noi  oggi (basta sostituire la parola computer o telefonino a balocchi).
Era il 1850

Ringrazio il professor Francesco Dell’ Oro (responsabile del Servizio Orientamento scolastico del Comune di Milano) per avermi fatto riflettere su questo: che peso, per i nostri ragazzi, sentirsi dire “La meglio gioventù, eravamo noi”.
Grazie alle iniziative che facciamo qui ad “A”, con A4job, incontro  spesso giovani preparati, poliglotti, che magari  hanno studiato lavorando di notte. Dire “I ragazzi di oggi non studiano” “All’estero si fa meglio” cara ministra Fornero, non solo è ingeneroso. È deprimente.
Certo, ci vuole più meritocrazia. Ma anche un’iniezione di fiducia di questi tempi non farebbe male.
Cari quindicenni, cari ventenni, credeteci: sarete meglio di noi. Potrete imparare dai nostri errori, se qualcuno vi insegnerà l’arte del dubbio. Il mondo è vostro, custoditelo per il futuro. Noi, esodati o no, ci faremo più in là per lasciarvi un posto.

Cristina Bianchi

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