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Dario Fo sulle primarie a Milano: “Non si sa dove sbattere la testa”

13 Gen

Dario Fo, alla presentazione del suo ultimo romanzo Razza di zingaro (Chiarelettere),  

 interviene anche su primarie a Milano e caso Capuzzo : “il PD non vedeva l’ora… Proprio mentre a Roma si celebra il processo stato mafia” 

 

Mustang, il film sulla sorellanza in corsa per gli Oscar

21 Nov

Si chiama Mustang e racconta la storia di cinque sorelle turche il film in corsa agli Oscar per la Francia come miglior pellicola straniera.

 

 

 Sei sorelle adolescenti, orfane, crescono con la nonna e lo zio in uno sperduto villaggio del Mar Nero. Alla fine della scuola, un innocente gioco con i compagni maschi diventa occasione di pettegolezzo nel paese. I vecchi reagiscono per “moralizzare” la situazione delle ragazze: da allora, divieto di uscire, frequentare ragazzi, via libera a corsi di cucito e cucina tradizionale con le nonnine. La regista Diniz Gamze Erguven, che ha studiato in Francia, mette cuore e tecnica in questo film, che è metafora del paese guidato da Erdogan. Le interpreti, la bella Sonay (Ilayda Akdogan), Selma (Tugba Sunguroglu), Ece (Elit Iscan), Nur (Doga Zeynep Doguslu), e la piu’ giovane, Lale (Gunes Nezihe Sensoy), sono all’altezza di una storia capace di raccontare l’adolescenza, con i suoi temi universali e nel dramma di una famiglia e uno stato repressivo. Per una volta con uno sguardo ironico e compassionevole di donna. Insomma, se ve lo siete perso, recuperatelo. 

L’aperitivo per sole donne, il dopocena per soli uomini

13 Giu

Dagli happy hour al femminile ai salotti televisivi. Da un mondo di donne protagoniste e sorelle, a un mondo di regole scritte da uomini.

Le professioniste di Pwa

Le professioniste di Pwa

Ieri sera ho partecipato a un aperitivo organizzato da PWA, Professional Women’s Association of Milan, gruppo internazionale di donne con storie professionali diverse. Lo scopo: fare network, scambiarsi idee e consigli. Migliorare la propria posizione e (perché no?) l’azienda in cui lavori.

Alcune osservazioni:
1) C’è un ricco buffet. Più che mangiare, però, si chiacchiera molto. Forse perché le donne amano parlare? Sì, ma anche perché si è lì per conoscersi, scambiare esperienze.
2) È un network molto vario: c’è la giovane manager bancaria; c’è Patrizia, infermiera olistica. C’è Maria Teresa che ha aperto uno Show Room a Milano con abiti (bellissimi) ideati da lei; c’è Alessandra, avvocato di un grande studio legale, itinerante tra il suo mare di Genova e Milano; ci sono Valentina e Maria Chiara ai vertici di un’azienda di automazione; e poi Romina del grande studio legale internazionale, Roberta che guida la comunicazione di una multinazionale… E potrei continuare.
3) Può sembrare forzato concentrare in due ore tante strette di mano, memorizzare nomi e volti. Però ho ricevuto molto, raccolto molti consigli. Anche per questo blog.

Poi, poi torno a casa.

Un momento di Jump

Un momento di Jump


La tv è accesa su Canale5: Jump – Stasera mi tuffo con Teo Mammuccari. Show divertente e demenziale. Ci sono, tra gli altri, Anna Falchi e Nadia Rinaldi alla prova nei tuffi. Corpi di donne, di body builder, di fisicati e morbidose, carne, emozioni, giudici che dicono “Te do’ otto p’err coraggio”.

Spengo la tv, mando a nanna mia figlia, poi riaccendo su La7: a Bersaglio Mobile l’ospite nel mirino è Luigi Bisignani. Si parla di Prima repubblica, Andreotti, Tangentopoli, suicidi eccellenti, trame Vaticane, cardinali maneggioni. Ospiti in studio: Bisignani, Marco Damilano dell’Espresso, Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Peter Gomez de Il Fatto, Paolo Madron direttore di Lettera 43 che ha scritto il libro-intervista a Bisignani L’uomo che sussurrava ai potenti (Chiarelettere). Mi incollo al video. Mentre rimbocco le coperte delle ragazze mi perdo la litigata del secolo tra Ferrara e Mentana. Il programma è interessante. Vado avanti. Finisco a letto tardissimo. Poi rifletto. Qui si racconta l’Italia delle porcherie, fatte principalmente da uomini. Ma perché a commentarle, a litigare e a fare domande ci sono soltanto uomini?

Luigi Bisignani

Luigi Bisignani

ABSTRACT: Yesterday I joined an interesting happy hour at Professional Women’s Association – Milan. A useful meeting of talented women, from nurses to Ceos. Then, I came home and watched italian tv. On Canale5: demential talent show Jump, with women humiliated. On La7: very interesting talk show Bersaglio Mobile with anchorman Enrico Mentana, special guest Luigi Bisignani (under “attack”), and very smart columnists. I counted six men. Only men: why?

Cristina Bianchi

Quando la flessibilità fa male (parola di New York Times)

20 Set

E c’è ancora chi dice: non assumo donne in età fertile per non avere rogne, perché ti piazzano un figlio, i costi sono alti, la mia azienda non è babbo natale… 

Ora vorrei condividere con voi qualche riflessione sul motivo per cui una working mom spesso è più produttiva della media.
1) Non ha tempo da perdere. Ci è abituata. Ama lavorare per obiettivi e portare a casa il risultato (la cena pronta col pupo che strilla, gli orari da rispettare , le valigie preparate la sera, per dire).
2) Non punta a fare notte in azienda per farsi vedere dal capo. Niente straordinari a sbafo, solo quelli necessari. 
3) È più organizzata. Sa cosa vuol dire delegare (ha delegato in parte la cura dei figli, più di così..), sa cosa significhi avere un programma giornaliero e settimanale.
Ma proprio mentre riflettevo su tutto questo, e sul dramma delle dimissioni in bianco (fatte firmare alle neoassunte per potersene sbarazzare al primo “pancione”), mentre pensavo al mantra della Produttività Oraria, oggi invocata per delocalizzare a Detroit come a Tychy, (per il bene d’impresa s’intende), ecco che un articolo di Susan Lambert sul New York Times dal titolo “Quando la flessibilità fa male”.
Racconta proprio di due mondi diversi, entrambi sotto attacco: quello dei salariati americani (con stipendio fisso, orari, assicurazione sanitaria pagata), e quell dei lavoratori a cottimo (pagati a ora, a giornata, a seconda del flusso di domanda, con zero tutele, zero assicurazioni). “The different pressures on salaried and hourly workers arise from companies’ trying to maximize productivity”. Scrive Lambert.   “Professional positions come with fixed costs (yearly salaries and benefits like health insurance) that are incurred regardless of how many hours the employee works. So employers have an incentive to have those individuals work as much as possible. One person is often doing the work of two. The inverse is true in hourly jobs…..”.
In sintesi: alle aziende negli Usa conviene assumere pochissimi “garantiti” e su di loro esercitare una pressione altissima (come dice Lambert, devono lavorare per due). E arruolare legioni di senza nome, senza diritti, da spalmare  sulla catena produttiva (bar, ristoranti, supermercati ma anche call center, fabbrichette) come un elastico.

Vi ricorda qualcosa?

E chissà che nel suo prossimo discorso alla Nazione, la mom-in-chief Michelle Obama non si ricordi anche di loro: genitori “salaried” e “hourly jobs”. E che qualcuno, in Italia, al di là dei proclami si ricordi davvero delle donne che lavorano, delle mamme che vorrebbero farlo.

Cristina Bianchi

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Capo, prometto di esserti fedele sempre

16 Mag

Racconta Lucia de Stefani, una delle ventenni di “A” che vive e lavora a New York: “Quando invii un curriculum negli Stati Uniti per cercare lavoro, devi curare la forma, scriverlo su carta di ottima qualità, condensare la vita in una pagina. Ma attenzione a non scrivere la data di nascita. Perché nessuno dev’essere discriminato in base all’età (oltre che al sesso, alla razza, allo stato civile).

Demi Moore e Michael Douglas nel film “Rivelazioni”Al colloquio di selezione non ti chiederanno se sei sposata, se hai figli, tantomeno se pensi di farli. Anche la foto, per questi motivi, non è gradita. Non so se sorridere o no ripensando ai miei colloqui in Italia (“Sei fidanzata? Pensi di sposarti?” “Macché”. Poi, l’ho fatto subito dopo durante un contratto a termine. “E ora vorrai fare dei figli?” “Per carità”. Per fortuna sono arrivati. Non giudico chi mi ha posto queste domande. Erano donne in gamba. Era nel gioco delle parti e ho omesso quel che andava omesso con assoluta spontaneità.
Ma che abisso tra le regole americane e le nostre policy scritte e non scritte.

Cristina Bianchi

E voi, che ne pensate?
Raccontate qui sotto la vostra storia.  (l’ indirizzo mail non comparirà).

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