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Mamme lavoro e post-maternità 

30 Apr

Particolare di “Maternità” di Matteo Curcio

Oggi vorrei condividere con voi questo interessante articolo di Rita Querzé pubblicato su La 27esima Ora

Ecco tutto i motivi per cui dopo la maternità le donne guadagnano meno.

La 27esima ora

Paolo Sorrentino in giuria al Festival di Cannes

25 Apr

C’è un altro asso da novanta tutto italiano a Cannes dopo la madrina Monica Bellucci. È il regista Paolo Sorrentino, in giuria 

Ecco chi sono gli altri giurati

Pedro Almodovar, presidente della giuria 🇪🇸 

Maren Ade, Regista e produttrice Germania 🇩🇪 

Jessica Chastain,Attrice e produttrice , 🇺🇸 

Fan Bingbing , 🇨🇳 , attrice 

Agnes Jaoqui , Attrice e regista, 🇫🇷 

Park Chan-wook, Regista e produttrore, Corea del Sud 

Will Smith Attore e regista 🇺🇸 

Gabriel Yared, compositore, 🇫🇷  

Cinque buoni motivi per andare a vedere “La tenerezza” di Amelio al cinema 

21 Apr

Micaela Ramazzotti alla prima del film a Roma


Uscirà lunedì in 200 sale italiane l’ultimo film di Gianni Amelio con Micaela Ramazzotti, Elio Germano, Greta Scacchi e Renato Carpentieri. Ecco cinque motivi per non perderlo

1) Perché è una storia di famiglie ferite, dove i rapporti tra il padre e i figli ormai grandi sono interrotti da tempo.  Ma la figlia un tempo adorata (Giovanna Mezzogiorno) sotto la dura scorza di traduttrice ferrea in tribunale, rincorre questo padre ruvido in ogni modo. “Come fai a perdonarlo?”. “Perché un padre è un padre ” risponde lei al fratello fricchettone.

2) Perché Micaela Ramazzotti è di nuovo al meglio nel ruolo di Michela, la vicina di casa del vecchio. Nel film ha un marito (Elio Germano) pieno di angosce profonde, ma sa offrire alla cinepresa e alla vita un sorriso vero, sempre pronto ad accogliere.

3) Perché tocca temi universali e potrebbe aspirare a premi internazionali 

4) Perché chi di noi non ha ferite alle spalle? E anche se il film è drammatico, non perdetevi l’ultima inquadratura finale.

5) Perché è girato in una Napoli vista con gli occhi degli “stranieri”  (protagonisti che  vengono da Ostia, da Trieste, e una magnifica Greta Scacchi, su cui torneremo). Certo, Napoli l’abbiamo appena vista molto in TV nei Bastardi di Pizzofalcone. Ma qui lo sguardo è molto diverso. 

Fatemi sapere presto il vostro parere. Parliamone. Seguiranno aggiornamenti!

Mustang, il film sulla sorellanza in corsa per gli Oscar

21 Nov

Si chiama Mustang e racconta la storia di cinque sorelle turche il film in corsa agli Oscar per la Francia come miglior pellicola straniera.

 

 

 Sei sorelle adolescenti, orfane, crescono con la nonna e lo zio in uno sperduto villaggio del Mar Nero. Alla fine della scuola, un innocente gioco con i compagni maschi diventa occasione di pettegolezzo nel paese. I vecchi reagiscono per “moralizzare” la situazione delle ragazze: da allora, divieto di uscire, frequentare ragazzi, via libera a corsi di cucito e cucina tradizionale con le nonnine. La regista Diniz Gamze Erguven, che ha studiato in Francia, mette cuore e tecnica in questo film, che è metafora del paese guidato da Erdogan. Le interpreti, la bella Sonay (Ilayda Akdogan), Selma (Tugba Sunguroglu), Ece (Elit Iscan), Nur (Doga Zeynep Doguslu), e la piu’ giovane, Lale (Gunes Nezihe Sensoy), sono all’altezza di una storia capace di raccontare l’adolescenza, con i suoi temi universali e nel dramma di una famiglia e uno stato repressivo. Per una volta con uno sguardo ironico e compassionevole di donna. Insomma, se ve lo siete perso, recuperatelo. 

Esce A testa alta, film su un’adolescenza difficile

20 Nov

Il film A testa Alta, diretto dalla regista francese Emmanuelle Bercot, è appena uscito nelle sale, in concomitanza con la  Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. A testa alta racconta la storia di Malony (Rod Paradot), un ragazzo a dir poco difficile, con una mamma inadeguata, che entra ed esce dai tribunali. Florence (Catherine Deneuve), è una giudice minorile vicina alla pensione. Yann, un educatore che ha alle spalle un’infanzia tormentata. I due  tentano di aiutare il ragazzo come possono. Ma solo quando incontra l’amore, Malony capirà che è possibile ricominciare.

 

La regista parigina Emanuelle Bercot, ottima attrice, non è i plurilodati fratelli Dardenne. Ma forse ci voleva anche uno sguardo femminile per esplorare con crudezza ma non senza speranza la storia di un adolescente. Un film che susciterà discussioni in famiglia. E che vi scaverà dentro.

La scelta di Solange, giornalista coraggiosa in Congo

19 Set

Riccione, settembre
Veste un abito tradizionale africano dai colori squillanti: bianco, giallo, oro e tabacco. I capelli sono acconciati in un complicatissimo chignon di treccine. È difficile farla sorridere in pubblico, perché Solange Lusiku Nsimire è una donna timida. Anche se dalla Repubblica democratica Congo è arrivata in Italia a ritirare il premio Unicredit dedicato alla giornalista più coraggiosa dell’anno (in occasione del premio Ilaria Alpi, riservato invece ai migliori reporter televisivi).

“Io vivo in Kivu, nell’est del paese, dove infuria la guerriglia. C’è chi da laggiù preferisce fuggire. La nostra aspettativa di vita? Noi diciamo un giorno… Rinnovabile. Perché le bande armate fanno irruzioni nelle case di notte sterminando intere famiglie. Le milizie ruandesi violentano uomini, donne e bambini, anche di pochi mesi”

“I giornalisti non corrotti vengono uccisi. Ma io resto. Questa è la terra che ci è stata donata. Qui abbiamo seppellito i nostri genitori. Qui ci sono ricchezze immense. Troveremo una via di pace”.

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Rischia davvero la vita Solange, 42 anni, sette figli: due bambini, quattro femmine e un altro maschietto adottato. Ogni giorno riceve telefonate, sms di minacce. Perché dirige l’unico giornale indipendente del Paese. Si chiama Le Souverain, va in stampa con otto pagine la settimana e ogni mese con un numero speciale di inchieste. “Parliamo di economia, politica, attualità. Raccontiamo come nelle miniere d’oro e di coltan si perpetui un nuovo schiavismo: al popolo non va nessun guadagno delle immense ricchezze del Congo. Le multinazionali stipulano contratti capestro con dirigenti corrotti. E La gente continua a morire di paludismo, malnutrizione, di guerre”.
Solange parla e scrive in francese. Ma i suoi nomi africani sono un programma: Lusiku vuol dire “giorno” e Nsimire “io amo”. E lei ama la vita. Crede nei miracoli. “Ho vissuto spesso in clandestinità con i miei cari. L’anno scorso Mi telefonavano dicendo: ‘Sappiamo dove sei, dove vanno a scuola i tuoi figli, tra dieci minuti veniamo a prendervi!’ Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Ma prego Dio che ci protegga”.
Solange è diventata giornalista per caso. Dopo il liceo ha lavorato a radio Mendeleo e a Radio Maria, che nel cuore dell’Africa non vuol dire solo recite del rosario e messe cantate. “C’è stato un momento in cui i guerriglieri ruandesi hanno tentato di occupare la ricca regione del Kivu. I vescovi si sono opposti. Noi abbiamo aperto i microfoni agli ascoltatori, raccontato tutto in diretta. Le milizie ci hanno sparato alle finestre, non so neppure come siamo scampati”.
Dopo i mesi di pratica in radio, Solange si è iscritta a Economia, all’università, e ha lavorato in un’organizzazione di difesa delle donne. “Ma il giornalismo mi è rimasto dentro”. E quando il direttore storico di Le souverain si è ammalato chiedendole di prendere il suo posto, lei non ha esitato.
“Ora abbiamo costruito una tipografia a Bukavu ma mancano alcune macchine. Solo per stampare il giornale, dobbiamo andare ogni volta fino a Kampala, in Uganda, e le 1000 copie “scottanti”, che riportiamo indietro di nascosto, possono diventare la nostra tomba. In redazione, spesso salta la corrente e scriviamo gli articoli con le penne a sfera” . Ma non è un buon motivo per smettere. “Sto cercando fondi per installare dei pannelli solari. Senza una libera informazione non si cambia la storia”.

Cristina Bianchi

Le francesi, la Nutella (e il tasso di fecondità)

13 Ago

“Come sono giovani, come sono chic… come sono fertili le donne francesi”. Durante una recente vacanza in Provenza, tra fiumi meravigliosi e lungo le spiagge libere a sud, ci pensavo spesso.

Le mamme francesi arrivavano con ombrellino parasole, telo mare, piccola borsa frigo. C’è chi si portava la madre (o la suocera), nonna sportiva in pareo, chi scendeva con marito, sorelle, cognati, nipoti, insomma, una grande tribù.Image

Forse non è vero che noi italiane abbiamo più senso della famiglia. Certo, ho scelto d’istinto tappe e località fuori mano, più per sportivi che per signore bon-chic. E non dico che le francesi non avessero le loro grane. Le ho sentite perdere le staffe, sgridare bambinetti piuttosto innocenti – perché se porti un moccioso in spiaggia, non puoi pretendere che non si rotoli nella sabbia, o non resti tra le onde più del dovuto. Ma le francesi isteriche sono un’eccezione.

Una famiglia di ciclisti lungo il fiume Verdon

Una famiglia di ciclisti lungo il fiume Verdon

Più consuete, invece, le famiglie numerose: due, tre, quattro figli. Secondo l’Ined, Istituto nazionale di studi demografici, nel 2012 in Francia sono nati 792mila bambini e il tasso di fecondità medio resta stabile a due figli per donna, uno dei massimi in Europa.
In Italia, per l’Istat, la natalità è di nuovo in calo dal 2009: nel 2011 (ultimi dati disponibili) il tasso di è sceso a 1,39 figli per donna. Colpa sicuramente della crisi: lo conferma uno studio europeo dell’’Istituto tedesco Max Planck per la ricerca demografica.

Eppure la crisi morde anche in Francia, fa traballare il governo Hollande. Al di là dei soliti discorsi sul Welfare, che Oltralpe funziona ancora, mi pare che le ragioni non siano solo quelle dei numeri.

Ci vuole una certa “sana avventatezza” a fare figli presto, “a fare coppia presto”, a “scommettere sul futuro”. Dev’essere lo stesso entusiasmo che porta le francesi a imbarcarsi tra le dune selvagge con sorelle, nipoti, suocere e cognati, attrezzate con carico leggero, prosciutto in busta e pan carré. Tanto, lo sanno: prima o poi lungo la Côte passa il carrellino con una bella ragazza che, nonostante i 40 gradi, ti seduce con un fragrante beigné. E ci spalma sopra mezzo chilo di italianissima Nutella.

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