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#8marzo Auguri a tutte noi!

8 Mar

A cavallo delle onde, coi capelli raccolti in trecce,

ancora possedeva il dono di essere,

di esistere, di riassumere tutto nel momento che passava.

Ma gli anni l’avevano sfiorata…

Emanava da lei un alito di tenerezza: la severità, la pudicizia di prima erano pervase di calore,

tutto intorno a lei alitava un’ineffabile dignità, una cordialità squisita: ma ora doveva andare, perché era proprio nel mezzo di qualcosa, sull’orlo, al limite.

Perché alla fine era arrivata a pensare che quello che si sente

era l’unica cosa che valeva la pena di dire.

L’intelligenza era una sciocchezza.

Si deve dire soltanto ciò che si sente.

Virginia Woolf – Mrs. Dalloway

Mamme lavoro e post-maternità 

30 Apr

Particolare di “Maternità” di Matteo Curcio

Oggi vorrei condividere con voi questo interessante articolo di Rita Querzé pubblicato su La 27esima Ora

Ecco tutto i motivi per cui dopo la maternità le donne guadagnano meno.

La 27esima ora

Paolo Sorrentino in giuria al Festival di Cannes

25 Apr

C’è un altro asso da novanta tutto italiano a Cannes dopo la madrina Monica Bellucci. È il regista Paolo Sorrentino, in giuria 

Ecco chi sono gli altri giurati

Pedro Almodovar, presidente della giuria 🇪🇸 

Maren Ade, Regista e produttrice Germania 🇩🇪 

Jessica Chastain,Attrice e produttrice , 🇺🇸 

Fan Bingbing , 🇨🇳 , attrice 

Agnes Jaoqui , Attrice e regista, 🇫🇷 

Park Chan-wook, Regista e produttrore, Corea del Sud 

Will Smith Attore e regista 🇺🇸 

Gabriel Yared, compositore, 🇫🇷  

Cinque buoni motivi per andare a vedere “La tenerezza” di Amelio al cinema 

21 Apr

Micaela Ramazzotti alla prima del film a Roma


Uscirà lunedì in 200 sale italiane l’ultimo film di Gianni Amelio con Micaela Ramazzotti, Elio Germano, Greta Scacchi e Renato Carpentieri. Ecco cinque motivi per non perderlo

1) Perché è una storia di famiglie ferite, dove i rapporti tra il padre e i figli ormai grandi sono interrotti da tempo.  Ma la figlia un tempo adorata (Giovanna Mezzogiorno) sotto la dura scorza di traduttrice ferrea in tribunale, rincorre questo padre ruvido in ogni modo. “Come fai a perdonarlo?”. “Perché un padre è un padre ” risponde lei al fratello fricchettone.

2) Perché Micaela Ramazzotti è di nuovo al meglio nel ruolo di Michela, la vicina di casa del vecchio. Nel film ha un marito (Elio Germano) pieno di angosce profonde, ma sa offrire alla cinepresa e alla vita un sorriso vero, sempre pronto ad accogliere.

3) Perché tocca temi universali e potrebbe aspirare a premi internazionali 

4) Perché chi di noi non ha ferite alle spalle? E anche se il film è drammatico, non perdetevi l’ultima inquadratura finale.

5) Perché è girato in una Napoli vista con gli occhi degli “stranieri”  (protagonisti che  vengono da Ostia, da Trieste, e una magnifica Greta Scacchi, su cui torneremo). Certo, Napoli l’abbiamo appena vista molto in TV nei Bastardi di Pizzofalcone. Ma qui lo sguardo è molto diverso. 

Fatemi sapere presto il vostro parere. Parliamone. Seguiranno aggiornamenti!

Mustang, il film sulla sorellanza in corsa per gli Oscar

21 Nov

Si chiama Mustang e racconta la storia di cinque sorelle turche il film in corsa agli Oscar per la Francia come miglior pellicola straniera.

 

 

 Sei sorelle adolescenti, orfane, crescono con la nonna e lo zio in uno sperduto villaggio del Mar Nero. Alla fine della scuola, un innocente gioco con i compagni maschi diventa occasione di pettegolezzo nel paese. I vecchi reagiscono per “moralizzare” la situazione delle ragazze: da allora, divieto di uscire, frequentare ragazzi, via libera a corsi di cucito e cucina tradizionale con le nonnine. La regista Diniz Gamze Erguven, che ha studiato in Francia, mette cuore e tecnica in questo film, che è metafora del paese guidato da Erdogan. Le interpreti, la bella Sonay (Ilayda Akdogan), Selma (Tugba Sunguroglu), Ece (Elit Iscan), Nur (Doga Zeynep Doguslu), e la piu’ giovane, Lale (Gunes Nezihe Sensoy), sono all’altezza di una storia capace di raccontare l’adolescenza, con i suoi temi universali e nel dramma di una famiglia e uno stato repressivo. Per una volta con uno sguardo ironico e compassionevole di donna. Insomma, se ve lo siete perso, recuperatelo. 

Esce A testa alta, film su un’adolescenza difficile

20 Nov

Il film A testa Alta, diretto dalla regista francese Emmanuelle Bercot, è appena uscito nelle sale, in concomitanza con la  Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. A testa alta racconta la storia di Malony (Rod Paradot), un ragazzo a dir poco difficile, con una mamma inadeguata, che entra ed esce dai tribunali. Florence (Catherine Deneuve), è una giudice minorile vicina alla pensione. Yann, un educatore che ha alle spalle un’infanzia tormentata. I due  tentano di aiutare il ragazzo come possono. Ma solo quando incontra l’amore, Malony capirà che è possibile ricominciare.

 

La regista parigina Emanuelle Bercot, ottima attrice, non è i plurilodati fratelli Dardenne. Ma forse ci voleva anche uno sguardo femminile per esplorare con crudezza ma non senza speranza la storia di un adolescente. Un film che susciterà discussioni in famiglia. E che vi scaverà dentro.

La scelta di Solange, giornalista coraggiosa in Congo

19 Set

Riccione, settembre
Veste un abito tradizionale africano dai colori squillanti: bianco, giallo, oro e tabacco. I capelli sono acconciati in un complicatissimo chignon di treccine. È difficile farla sorridere in pubblico, perché Solange Lusiku Nsimire è una donna timida. Anche se dalla Repubblica democratica Congo è arrivata in Italia a ritirare il premio Unicredit dedicato alla giornalista più coraggiosa dell’anno (in occasione del premio Ilaria Alpi, riservato invece ai migliori reporter televisivi).

“Io vivo in Kivu, nell’est del paese, dove infuria la guerriglia. C’è chi da laggiù preferisce fuggire. La nostra aspettativa di vita? Noi diciamo un giorno… Rinnovabile. Perché le bande armate fanno irruzioni nelle case di notte sterminando intere famiglie. Le milizie ruandesi violentano uomini, donne e bambini, anche di pochi mesi”

“I giornalisti non corrotti vengono uccisi. Ma io resto. Questa è la terra che ci è stata donata. Qui abbiamo seppellito i nostri genitori. Qui ci sono ricchezze immense. Troveremo una via di pace”.

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Rischia davvero la vita Solange, 42 anni, sette figli: due bambini, quattro femmine e un altro maschietto adottato. Ogni giorno riceve telefonate, sms di minacce. Perché dirige l’unico giornale indipendente del Paese. Si chiama Le Souverain, va in stampa con otto pagine la settimana e ogni mese con un numero speciale di inchieste. “Parliamo di economia, politica, attualità. Raccontiamo come nelle miniere d’oro e di coltan si perpetui un nuovo schiavismo: al popolo non va nessun guadagno delle immense ricchezze del Congo. Le multinazionali stipulano contratti capestro con dirigenti corrotti. E La gente continua a morire di paludismo, malnutrizione, di guerre”.
Solange parla e scrive in francese. Ma i suoi nomi africani sono un programma: Lusiku vuol dire “giorno” e Nsimire “io amo”. E lei ama la vita. Crede nei miracoli. “Ho vissuto spesso in clandestinità con i miei cari. L’anno scorso Mi telefonavano dicendo: ‘Sappiamo dove sei, dove vanno a scuola i tuoi figli, tra dieci minuti veniamo a prendervi!’ Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Ma prego Dio che ci protegga”.
Solange è diventata giornalista per caso. Dopo il liceo ha lavorato a radio Mendeleo e a Radio Maria, che nel cuore dell’Africa non vuol dire solo recite del rosario e messe cantate. “C’è stato un momento in cui i guerriglieri ruandesi hanno tentato di occupare la ricca regione del Kivu. I vescovi si sono opposti. Noi abbiamo aperto i microfoni agli ascoltatori, raccontato tutto in diretta. Le milizie ci hanno sparato alle finestre, non so neppure come siamo scampati”.
Dopo i mesi di pratica in radio, Solange si è iscritta a Economia, all’università, e ha lavorato in un’organizzazione di difesa delle donne. “Ma il giornalismo mi è rimasto dentro”. E quando il direttore storico di Le souverain si è ammalato chiedendole di prendere il suo posto, lei non ha esitato.
“Ora abbiamo costruito una tipografia a Bukavu ma mancano alcune macchine. Solo per stampare il giornale, dobbiamo andare ogni volta fino a Kampala, in Uganda, e le 1000 copie “scottanti”, che riportiamo indietro di nascosto, possono diventare la nostra tomba. In redazione, spesso salta la corrente e scriviamo gli articoli con le penne a sfera” . Ma non è un buon motivo per smettere. “Sto cercando fondi per installare dei pannelli solari. Senza una libera informazione non si cambia la storia”.

Cristina Bianchi

Le francesi, la Nutella (e il tasso di fecondità)

13 Ago

“Come sono giovani, come sono chic… come sono fertili le donne francesi”. Durante una recente vacanza in Provenza, tra fiumi meravigliosi e lungo le spiagge libere a sud, ci pensavo spesso.

Le mamme francesi arrivavano con ombrellino parasole, telo mare, piccola borsa frigo. C’è chi si portava la madre (o la suocera), nonna sportiva in pareo, chi scendeva con marito, sorelle, cognati, nipoti, insomma, una grande tribù.Image

Forse non è vero che noi italiane abbiamo più senso della famiglia. Certo, ho scelto d’istinto tappe e località fuori mano, più per sportivi che per signore bon-chic. E non dico che le francesi non avessero le loro grane. Le ho sentite perdere le staffe, sgridare bambinetti piuttosto innocenti – perché se porti un moccioso in spiaggia, non puoi pretendere che non si rotoli nella sabbia, o non resti tra le onde più del dovuto. Ma le francesi isteriche sono un’eccezione.

Una famiglia di ciclisti lungo il fiume Verdon

Una famiglia di ciclisti lungo il fiume Verdon

Più consuete, invece, le famiglie numerose: due, tre, quattro figli. Secondo l’Ined, Istituto nazionale di studi demografici, nel 2012 in Francia sono nati 792mila bambini e il tasso di fecondità medio resta stabile a due figli per donna, uno dei massimi in Europa.
In Italia, per l’Istat, la natalità è di nuovo in calo dal 2009: nel 2011 (ultimi dati disponibili) il tasso di è sceso a 1,39 figli per donna. Colpa sicuramente della crisi: lo conferma uno studio europeo dell’’Istituto tedesco Max Planck per la ricerca demografica.

Eppure la crisi morde anche in Francia, fa traballare il governo Hollande. Al di là dei soliti discorsi sul Welfare, che Oltralpe funziona ancora, mi pare che le ragioni non siano solo quelle dei numeri.

Ci vuole una certa “sana avventatezza” a fare figli presto, “a fare coppia presto”, a “scommettere sul futuro”. Dev’essere lo stesso entusiasmo che porta le francesi a imbarcarsi tra le dune selvagge con sorelle, nipoti, suocere e cognati, attrezzate con carico leggero, prosciutto in busta e pan carré. Tanto, lo sanno: prima o poi lungo la Côte passa il carrellino con una bella ragazza che, nonostante i 40 gradi, ti seduce con un fragrante beigné. E ci spalma sopra mezzo chilo di italianissima Nutella.

Nel ‘900 le infermiere restavano zitelle (e le altre leggi non scritte della professione)

24 Giu

“Noi studiamo e lavoriamo, anche il sabato e la domenica. Un bel mestiere, ma se non hai passione non puoi farlo. Devi dedicarti alle persone. E le persone non sono cose” raccontano due  tirocinanti infermieri, durante una pausa pranzo alla San  Giuseppe di Milano. È un ospedale nel cuore della città, a due passi dalla basilica di Sant’Ambrogio.

nurse_jackie locandinaHo trascorso una parte del weekend in pronto soccorso per accompagnare un parente. Capisci ancora una volta quanto contino infermiere e infermieri nella vita quotidiana dei pazienti. Ieri ho visto soprattutto competenza, capacità di ascolto, pazienza. 

Oggi sono più di 400.000 gli infermieri in Italia secondo l’organismo di categoria Ipasvi.
Una professione ancora prevalentemente femminile: 8 su 10 sono donne.a locandina di Addio alle Armi con Rock Hudson e Jennifer Jonesrmi con

L’Italia è anche uno dei pochi paesi sviluppati dove il numero dei medici supera quello degli infermieri. Altrove, è il contrario. “I medici leggono  analisi, stendono rapoorti, coi malati ci stiamo noi” raccontano altri due giovani.
Per i diciottenni che devono scegliere il corso di studi, non è un invito a nozze. La crisi e i tagli sulla sanità si sono abbattuti anche su questo mercato del lavoro, fino a qualche tempo fa in espansione.
Eppure nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada c’è ancora grande richiesta. Di fatto, all’estero mancano le persone che vogliono dedicarsi alla professione  che comporta passione e sacrifici,  l’aggiornamento continuo.

Una curiosità: sapevate che nei primi del ‘900 in Italia le infermiere negli ospedali erano assunte se nubili avevano alloggio in ospedale e al matrimonio scattava il licenziamento?

Raccontate qui sotto le vostre storie. Di infermiere/i e di pazienti.

Cristina Bianchi

L’aperitivo per sole donne, il dopocena per soli uomini

13 Giu

Dagli happy hour al femminile ai salotti televisivi. Da un mondo di donne protagoniste e sorelle, a un mondo di regole scritte da uomini.

Le professioniste di Pwa

Le professioniste di Pwa

Ieri sera ho partecipato a un aperitivo organizzato da PWA, Professional Women’s Association of Milan, gruppo internazionale di donne con storie professionali diverse. Lo scopo: fare network, scambiarsi idee e consigli. Migliorare la propria posizione e (perché no?) l’azienda in cui lavori.

Alcune osservazioni:
1) C’è un ricco buffet. Più che mangiare, però, si chiacchiera molto. Forse perché le donne amano parlare? Sì, ma anche perché si è lì per conoscersi, scambiare esperienze.
2) È un network molto vario: c’è la giovane manager bancaria; c’è Patrizia, infermiera olistica. C’è Maria Teresa che ha aperto uno Show Room a Milano con abiti (bellissimi) ideati da lei; c’è Alessandra, avvocato di un grande studio legale, itinerante tra il suo mare di Genova e Milano; ci sono Valentina e Maria Chiara ai vertici di un’azienda di automazione; e poi Romina del grande studio legale internazionale, Roberta che guida la comunicazione di una multinazionale… E potrei continuare.
3) Può sembrare forzato concentrare in due ore tante strette di mano, memorizzare nomi e volti. Però ho ricevuto molto, raccolto molti consigli. Anche per questo blog.

Poi, poi torno a casa.

Un momento di Jump

Un momento di Jump


La tv è accesa su Canale5: Jump – Stasera mi tuffo con Teo Mammuccari. Show divertente e demenziale. Ci sono, tra gli altri, Anna Falchi e Nadia Rinaldi alla prova nei tuffi. Corpi di donne, di body builder, di fisicati e morbidose, carne, emozioni, giudici che dicono “Te do’ otto p’err coraggio”.

Spengo la tv, mando a nanna mia figlia, poi riaccendo su La7: a Bersaglio Mobile l’ospite nel mirino è Luigi Bisignani. Si parla di Prima repubblica, Andreotti, Tangentopoli, suicidi eccellenti, trame Vaticane, cardinali maneggioni. Ospiti in studio: Bisignani, Marco Damilano dell’Espresso, Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Peter Gomez de Il Fatto, Paolo Madron direttore di Lettera 43 che ha scritto il libro-intervista a Bisignani L’uomo che sussurrava ai potenti (Chiarelettere). Mi incollo al video. Mentre rimbocco le coperte delle ragazze mi perdo la litigata del secolo tra Ferrara e Mentana. Il programma è interessante. Vado avanti. Finisco a letto tardissimo. Poi rifletto. Qui si racconta l’Italia delle porcherie, fatte principalmente da uomini. Ma perché a commentarle, a litigare e a fare domande ci sono soltanto uomini?

Luigi Bisignani

Luigi Bisignani

ABSTRACT: Yesterday I joined an interesting happy hour at Professional Women’s Association – Milan. A useful meeting of talented women, from nurses to Ceos. Then, I came home and watched italian tv. On Canale5: demential talent show Jump, with women humiliated. On La7: very interesting talk show Bersaglio Mobile with anchorman Enrico Mentana, special guest Luigi Bisignani (under “attack”), and very smart columnists. I counted six men. Only men: why?

Cristina Bianchi
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