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Da Roma a Lampedusa, quando sei nato non puoi più nasconderti

2 Lug

Siamo tutti un po’ migranti. O lo siamo stati. O lo sono stati  i nostri nonni. Forse lo saranno i nostri figli.
Lunedì 8 luglio papa Francesco visiterà l’isola di Lampedusa, “in forma privata”. Un gesto, un altro segno di rottura del vescovo di Roma.

Francesco Bergoglio

Francesco Bergoglio


Lui stesso è figlio di emigranti. Papà Mario era un funzionario delle ferrovie,  salpò nel 1928 da Genova per Buenos Aires.  Lunedì suo figlio andrà a pregare per gli emigranti: i vivi, i senza diritti, quelli che in mare hanno perso la vita.

Qualche anno fa ho assistito a uno sbarco di africani. Ero nella lunghissima spiaggia oltre Punta Secca, in provincia di Ragusa, quella vicino alla “casa” di Montalbano in tv. 

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Arrivarono alle tre del pomeriggio con un barcone, in una quarantina. Indossavano tutti un giubbotto e un cappellino blu.
Da lontano, potevi scambiarli per  turisti. Erano molto giovani. Calmi. Sfiniti
Scesero uno a uno, senza fretta,  tanto che all’inizio non ero neppure sicura che fosse un vero sbarco. 

Dissero “Bonjour”, e rapidamente corsero su per le dune, gli orti, le  serre di pomodori, gli sterrati. Poi chissà.

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La riserva di Vendicari, in Sicilia

Chissà dove è finito il loro viaggio. Per molti il percorso è noto e l’ha raccontato molto bene Fabrizio Gatti nei suoi reportage sull’Espresso

Come cambierà la nostra vita migrante e la loro, dipende anche da noi.

Cristina Bianchi

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