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La community del metro dove chi legge parla

1 Giu

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Anche il metró, a Milano, ha la sua community di viaggiatori connessi, disconnessi tra loro. “Nessuno parla più con l’altro. E in realtà nessuno legge. Smanettano” osserva il mio collega Silvano.
Mi ci metto dentro, in pieno. Io ho scritto questo post di ladyatwork sull’iphone dal metró. MM2, direzione cologno nord.
È come se inconsciamente i viaggiatori si distribuissero in tribù. Davanti a me ci sono gli smanettoni. Più avanti, studenti o ricercatori del Politecnico con romanzi di Sellerio, appunti da studiare. Chi legge su carta chiacchiera col vicino. Chi smanetta sembra perso nel suo solipsismo, ma forse comunica, chatta.
Le ricerche dicono che le donne stanno più tempo sul web ma qui la community del metró 2, suggerisce un pareggio.

E voi? Sui mezzi pubblici leggete su carta, dormite o digitate sui vostri tablet o smartphone?

Cristina Bianchi

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Il multitasking fa male anche a lui

23 Apr

La posta, che stress. In un bel saggio pubblicato sulla rivista Economia & Management, Beatrice Bauer, docente di Organizzazione in Bocconi, parla di aziende, manager sotto pressione e iperconnessi. Mail, smartphone, skype ti raggiungono ovunque. Scusate, anche al cesso. Milan design Week, zona TortonaBauer parla di capi stressati che lavorano male ma si sentono “fighi” se stanno in ufficio fino alle 10 di sera. Poi prendono un taxi “e si mettono ancora a parlare di lavoro al cellulare. Ma non è vita questa!” osserva un taxista.
La nostra capacità di concentrazione è limitata e “il tempo speso a controllare la posta elettronica, è un buon indicatore di stress nei manager, perché evidenzia la perdita della giusta distanza”.
Tempo fa, ho incontrato un direttore marketing di un’altra azienda editoriale. Raccontava: “Io dico a tutti i miei colleghi che le mail non le leggo. Vogliono parlarmi? La porta è sempre aperta”. Che invidia. Lui se lo può permettere.
Ma voi, come reagite? Quante mail cancellate ogni giorno? Come governate la tecnologia?
Ieri sono andata con mia figlia al Fuori Salone, e con il cellulare scattavo foto a ogni angolo. Finché lei mi ha detto: “Mamma, smetti di fare clic. E guarda”.

Cristina Bianchi

Dite la vostra (la mail non sarà pubblicata)

Più tabelline per tutte

3 Apr

Le ragazze a pettinare le bambole. I maschietti a smanettare al computer. Non è un problema italiano. Sul New York Times Katie Hafner racconta la passione e l’impegno di Maria Klawe, rettore dell’Harvey Mudd College a Claremont, California. Una prof di 60 anni che sfreccia nel campus in skateboard e ha dedicato gli ultimi sette anni alla causa: rendere la matematica e l’informatica più attraente per le ragazze. “Quando sono arrivata all’Harvey, nel 2005, le laureate in informatica erano meno del 10 per cento”. Oggi, sono quattro su dieci. Come ci è riuscita? “Ho cercato di abbattere gli stereotipi che vogliono le femmine meno portate dei maschi. E introdotto corsi propedeutici divertenti. Fare informatica non vuol dire solo programmare”.

In Italia, contro il gender gap nelle scienze ha scritto Elisabetta Strickland nel  suo libro Scienziate d’Italia, (Donzelli).  Strickland, che insegna Algebra all’università di Roma Tor Vergata, ricorda che alle facoltà scientifiche il 50% degli iscritti sono donne. Poi però scendono al 30 % tra i ricercatori e a un quinto tra i docenti universitari.

Sarebbe troppo facile dire che manca la preparazione degli insegnanti nella scuola di base. La mia amica Gaia si laurea in scienze della formazione. Una sera ha guardato con ammirazione il broccolo romanesco che stavo per cucinare: “È uno splendido esempio di frattale!”. L’ha fotografato per mostrarlo al corso di didattica della matematica. Ai genitori resta il compito, meno eccitante, di ripassare con le figlie femmine le tabelline. O magari leggere con loro i libri di Margherita Hack e Rita Levi Montalcini. Per mostrare che la scienza è una splendida avventura per donne. Che ne pensate?

Cristina Bianchi

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