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Melissa che voleva andare a scuola

21 Mag

Un Paese che non sta in piedi. Così, col suggerimento della collega Francesca, stavo per titolare il post di oggi, pensando al terremoto in Emilia e al terremoto innaturale e violento che a Brindisi ha ucciso Melissa mandando in pezzi tante altre vite. Poi ho letto la bella cronaca di Rita Querzé sul Corriere della Sera da Finale Emilia,  e i racconti del salvataggio della piccola Vittoria sotto le macerie. Ho deciso che quel titolo non rendeva ragione dell’impegno di tanti cittadini, e di quei professionisti che rischiano la vita, come il pompiere ferito mentre sistemava un cornicione.
Penso ai ragazzi che oggi a Brindisi sono tornati a scuola, per condividere dolore e battaglie. Contro la mafia, l’eversione – o la follia – ci vuole coraggio e cuore, e mente lucida per decidere dove stare.  «Dobbiamo rompere questi silenzi complici, le zone grigie di quelli che stanno con piede da una parte ed uno dall’altra» ha detto don Luigi Ciotti.

A chi ha guardato in questi giorni una certa tv del dolore – che indugiava su parenti in corsie d’ospedale – vorrei ricordare che non cerchiamo in Puglia capri espiatori da dare in pasto alla stampa. Ma responsabili e, se ci sono, mandanti.
E vogliamo sapere come mai, nel 2000, in Emilia, si costruiscono ancora capannoni industriali – capannoni, non grattacieli – che non reggono alle scosse.
Per onorare Melissa, che voleva andare a scuola. E Vittoria, che a scuola ci andrà.

Cristina Bianchi

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