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Milano-Nizza in treno, quanti muri !

20 Mag

Foto ©CristinaBianchi Luca ha 26 anni, è nato a Milano. Lo incontro sul treno per Nizza, proprio quando il convoglio si ferma a Genova. Una sosta più lunga: l’agente della Polfer, gentile signora dal pugno di ferro, ha scoperto due sans papier e cerca di consegnarli ai carabinieri. Uno scappa, ma presto lo sgamano. Il loro viaggio verso la Francia finisce qui. Luca invece ha 26 anni, “Mia mamma è nell’immobiliare, fa le polizie a Milano, in via Crocefisso, ora lavoro per lei”. Oggi però è sabato e Luca va a Montecarlo per amore. “C’è la mia fidanzata là, pulisce case anche lei”. Lui, appena nato è stato rimandato dai genitori nelle Filippine, per crescere con i parenti, permettere alla madre di continuare a guadagnare a Milano. “Sono cresciuto nella provincia di Vigan, a Iilocosu, sono venuto in Italia  a 16 anni”. Ti è mancata la mamma? Non capisce, o forse preferisce parlare d’altro. “Pulire va bene, ma mi piacerebbe diventare uno chef”. Intanto gli tocca aspettare di diventare anche cittadino italiano. “Per poter andare dai miei parenti e tornare a casa quando lo desidero”

Di Cristina Bianchi

Da Roma a Lampedusa, quando sei nato non puoi più nasconderti

2 Lug

Siamo tutti un po’ migranti. O lo siamo stati. O lo sono stati  i nostri nonni. Forse lo saranno i nostri figli.
Lunedì 8 luglio papa Francesco visiterà l’isola di Lampedusa, “in forma privata”. Un gesto, un altro segno di rottura del vescovo di Roma.

Francesco Bergoglio

Francesco Bergoglio


Lui stesso è figlio di emigranti. Papà Mario era un funzionario delle ferrovie,  salpò nel 1928 da Genova per Buenos Aires.  Lunedì suo figlio andrà a pregare per gli emigranti: i vivi, i senza diritti, quelli che in mare hanno perso la vita.

Qualche anno fa ho assistito a uno sbarco di africani. Ero nella lunghissima spiaggia oltre Punta Secca, in provincia di Ragusa, quella vicino alla “casa” di Montalbano in tv. 

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Arrivarono alle tre del pomeriggio con un barcone, in una quarantina. Indossavano tutti un giubbotto e un cappellino blu.
Da lontano, potevi scambiarli per  turisti. Erano molto giovani. Calmi. Sfiniti
Scesero uno a uno, senza fretta,  tanto che all’inizio non ero neppure sicura che fosse un vero sbarco. 

Dissero “Bonjour”, e rapidamente corsero su per le dune, gli orti, le  serre di pomodori, gli sterrati. Poi chissà.

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La riserva di Vendicari, in Sicilia

Chissà dove è finito il loro viaggio. Per molti il percorso è noto e l’ha raccontato molto bene Fabrizio Gatti nei suoi reportage sull’Espresso

Come cambierà la nostra vita migrante e la loro, dipende anche da noi.

Cristina Bianchi

La community del bus 50

14 Mag

“Speriamo molto nel ministro nero”. Me lo confida così, con parole semplici, B., filippina che incontro sulla 50 che va da Lorenteggio a Cairoli. Vive e lavora da 16 anni a Milano. Sua figlia va a scuola con la mia. La bambina ha 11 anni, non la cittadinanza italiana. “Ma io sono contenta ho il permesso permanente. Tutto in regola, possiamo tornare in Pilippine a vedere i parenti”.
Sul bus stracolmo sale una vecchietta italiana sugli 85 anni, ricurva, con due golf di lana. Tre signore latinoamericane si adoperano per farle spazio. “Scusi, può alzarsi?” chiedono a una ragazza con le cuffiette che non le sente, seduta nel posto riservato agli invalidi (dove spesso mi accascio anch’io quando la 50 è più vuota). Sbuffi generali. Fa caldo. Sulla 50 c’è uno studente nero, molti nordafricani, tanti liceali e universitari della Cattolica. Un manager dagli occhi orientali sta in piedi, composto. “Speriamo molto nel ministro nero”.

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