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Dario Fo sulle primarie a Milano: “Non si sa dove sbattere la testa”

13 Gen

Dario Fo, alla presentazione del suo ultimo romanzo Razza di zingaro (Chiarelettere),  

 interviene anche su primarie a Milano e caso Capuzzo : “il PD non vedeva l’ora… Proprio mentre a Roma si celebra il processo stato mafia” 

 

Il Royal Baby tra sesso e potere

15 Lug

Mentre anche voi avete aspettato con trepidazione per giorni l’annuncio della nascita del Royal Baby io vi consiglio piuttosto di leggere un romanzo di Hilary Mantel, la grande scrittrice britannica che ha fatto arrabbiare David Cameron e sicuramente “The Firm” per aver definito la Duchessa di Cambridge una “principessa di plastica”, Kate Middletonsenza personalità e il cui unico scopo è quello di procreare.

Il romanzo, primo di un trilogia sui Tudor, si chiama Wolf Hall. Racconta le vicende di Thomas Cromwell, di Enrico VIII e della tenace Anna Bolena. Narra la storia del figlio di un fabbro violento di Putney che divenne architetto del Regno.

Racconta di donne promesse spose già in culla. E di eredi che non arrivano. Di grandi condottieri impotenti, di spose bambine dal cuore selvaggio. Di nobildonne che sognano di avvelenare i mariti. Di finte monache visionarie che fanno traballare il trono del Re.
È un romanzo sul machiavellismo del potere, sugli intrecci tra sesso e politica. Sull’ignavia e sul fanatismo di chi preferisce amministrare la Parola ad uso e consumo di pochi, e di chi vuole che sia il popolo a interpretarla.

È la narrazione di un uomo scaltro, Cromwell, che usa tutti mezzi leciti (e non) per mantenere il suo potere e quello del suo signore.
Eppure riflette: “Non si impara niente sugli uomini umiliandoli e annientandone l’orgoglio. È doveroso chiedergli che cosa possano fare a questo mondo che soltanto loro sappiano fare”.

Wolf Hall di Hilary Mantel in Italia è pubblicato da Fazi editore

Wolf Hall di Hilary Mantel in Italia è pubblicato da Fazi editore


Buona lettura!
E voi, che libri vecchi e nuovi consigliate di leggere quest’estate?

Cara ministra Fornero, qual è la meglio gioventù?

9 Mag

Cara Ministra Fornero,
lei dice: “I nostri ragazzi sanno troppo poco, non conoscono le lingue, neppure la loro, non conoscono i rudimenti di aritmetica e matematica e, in taluni casi, non sanno fare neppure conti semplicissimi”.
Il messaggio, in  fondo, è sempre quello: ai miei tempi… Noi eravamo più educati, più secchioni, più preparati.  Lo sento ripetere da insegnanti genitori e professori. Tutto vero.
Guardate cosa scriveva un noto precettore:
La nostra gioventù è svagata, non sa piegarsi all’applicazione… A questo conduce la mobilità del loro animo, la vivacità della loro immaginazione, eccitate dalla nostra confidenza… Il fanciullo passa a ogni tratto dall’applicazione a’ balocchi, da’ balocchi all’applicazione… dalla stanza di studio, alla camera da letto, alla cucina, al giardino; ora leggicchia, ora chiacchiera, or canterella….
Era il pedagogista Raffaello Lambruschini. Si lagnava come noi  oggi (basta sostituire la parola computer o telefonino a balocchi).
Era il 1850

Ringrazio il professor Francesco Dell’ Oro (responsabile del Servizio Orientamento scolastico del Comune di Milano) per avermi fatto riflettere su questo: che peso, per i nostri ragazzi, sentirsi dire “La meglio gioventù, eravamo noi”.
Grazie alle iniziative che facciamo qui ad “A”, con A4job, incontro  spesso giovani preparati, poliglotti, che magari  hanno studiato lavorando di notte. Dire “I ragazzi di oggi non studiano” “All’estero si fa meglio” cara ministra Fornero, non solo è ingeneroso. È deprimente.
Certo, ci vuole più meritocrazia. Ma anche un’iniezione di fiducia di questi tempi non farebbe male.
Cari quindicenni, cari ventenni, credeteci: sarete meglio di noi. Potrete imparare dai nostri errori, se qualcuno vi insegnerà l’arte del dubbio. Il mondo è vostro, custoditelo per il futuro. Noi, esodati o no, ci faremo più in là per lasciarvi un posto.

Cristina Bianchi

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La via dell’autostima (e quella del Trota)

3 Mag

Non sarà una pillola di autostima a renderci più forti. Più solide, davanti all’ennesima minaccia: nel 2012, dice Unioncamere, si perderanno altri 130mila posti di lavoro. Come giocare a ce l’hai: sarà il mio? sarà il tuo? depositiamo quel che resta degli euro in Tanzania?
Eppure i manuali di auto-aiuto vanno forte in tempi di crisi. Se prima spopolavano effetti del tipo “Come chiedere l’aumento in tre mosse”, oggi si vola basso: “Le regole d’oro per il curriculum”, “Separiamoci con amore”, e via discettando.
L’autostima, resta un cavallo di battaglia per gli americani – che non vogliono indagare più di tanto nel profondo e nemmeno porsi il dubbio: ma se alziamo l’autostima a mille di una banda di idioti, dove arriveremo? In Regione? 
Confesso però di aver scorso con gusto l’ultimo libro del genere: Vali più di quel che pensi di Valerie Young (ed. Corbaccio).
È dedicato alle donne, brave, competenti, intelligenti. Troppo spesso vittime della “sindrome dell’impostore”. Di che si tratta? È quella vocina interiore che, quando passi un esame, ottieni una promozione, ti propongo una svolta nella carriera, ti fa dire: “oddio, si sono sbagliati, prima o poi scopriranno che non sono all’altezza”. Non è vero. Però. Quante volte lo avete pensato?
Anche ai colleghi può capitare. Con minor frequenza. Alcuni di loro preferiscono “la via del Trota”: una laurea, pare, in Albania, senza troppi perché.

Cristina Bianchi

E tu? Che ne pensi?

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Ho visto le insegnanti felici

18 Apr

Ho visto due insegnanti felici. Sono due prof di scuola media dietro le sbarre. Insegnano nel carcere di San Vittore, a Milano. Hanno scelto di farlo, e te lo raccontano con gli occhi che ridono.

Le ho incrociate ieri sera in piazza Filangieri, dopo la proiezione – dedicata ai detenuti- del film Cesare deve morire, di cui vi racconterò su “A”.
Mi hanno colpito, le due prof. La scuola pubblica va a rotoli, gli insegnanti sono poco stimati e malpagati. E loro erano felici di impegnarsi, nonostante. “Siamo della media Cavalieri, lì dietro, distaccate a San Vittore. C’è un gran lavoro da compiere, soprattutto di alfabetizzazione. Qualche volta riusciamo a proiettare anche un film, sulla lavagna dell’aula”.

Fra poco, una di loro andrà in pensione “ma penso di tornare dentro, come volontaria”. Il da farsi non manca.


Mi hanno colpito le due signore. Com’è distante anni luce il tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso della Gelmini. Ma anche i sensati proclami 2.0 del ministro Profumo. Là, il governo dei tecnici,  che mi pare sempre più distante dalla vita reale. Qui, la vita bassa di chi si appassiona al compito più grande: dare strumenti  per scegliere se diventare uomini o donne migliori.

Cristina Bianchi

E voi conoscete insegnanti felici?

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Michelle Obama e quel tweet per le mamme

15 Apr

“Ogni madre lavora sodo. E ogni madre ha il diritto di essere rispettata”. Così twittò Michelle Obama, mettendo a tacere la consulente dei democratici Hilary Rosen.

Alla Cnn, mercoledì scorso, Hilary Rosen aveva criticato la moglie del candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney, invitandola a tacere sulle questioni economiche perché “Ann Romney non ha mai lavorato in vita sua”. La Romney, madre di 5 figli, ha avuto il sostegno di molti.
Al lancio di pomodori mediatici, sono seguite le scuse dei democratici, e il tweet di endorsement della first lady a tutte le madri. 

Il dibattito Donne in carriera-Mamme mamme si è consumato per giorni negli Stati Uniti, complice il clima hot per le presidenziali di novembre. Dove le elettrici sono al centro della campagna, in molti modi. I repubblicani, ad esempio, vogliono tagliare i  fondi pubblici di Planned Parenthood, l’organizzazione nazionale che si occupa di salute delle donne. 

In Italia non siamo a uno scontro così grezzo.
Ma voi che ne dite? Nei momenti più gravi di crisi economica la tentazione forte qui sembra questa: che le donne stiano a casa, visto che non c’è lavoro per tutti. (Salvo poi scoprire che le famiglie monoreddito sono quelle più colpite dalla recessione).
In ogni caso non c’è niente di meglio, per la vecchia politica, ad ogni latitudine, che mettere l’una contro l’altra armata.
Che ne pensate? Le donne non devono godere tutte del medesimo rispetto, come dice Michelle Obama? 

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Cristina Bianchi

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