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La scelta di Solange, giornalista coraggiosa in Congo

19 Set

Riccione, settembre
Veste un abito tradizionale africano dai colori squillanti: bianco, giallo, oro e tabacco. I capelli sono acconciati in un complicatissimo chignon di treccine. È difficile farla sorridere in pubblico, perché Solange Lusiku Nsimire è una donna timida. Anche se dalla Repubblica democratica Congo è arrivata in Italia a ritirare il premio Unicredit dedicato alla giornalista più coraggiosa dell’anno (in occasione del premio Ilaria Alpi, riservato invece ai migliori reporter televisivi).

“Io vivo in Kivu, nell’est del paese, dove infuria la guerriglia. C’è chi da laggiù preferisce fuggire. La nostra aspettativa di vita? Noi diciamo un giorno… Rinnovabile. Perché le bande armate fanno irruzioni nelle case di notte sterminando intere famiglie. Le milizie ruandesi violentano uomini, donne e bambini, anche di pochi mesi”

“I giornalisti non corrotti vengono uccisi. Ma io resto. Questa è la terra che ci è stata donata. Qui abbiamo seppellito i nostri genitori. Qui ci sono ricchezze immense. Troveremo una via di pace”.

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Rischia davvero la vita Solange, 42 anni, sette figli: due bambini, quattro femmine e un altro maschietto adottato. Ogni giorno riceve telefonate, sms di minacce. Perché dirige l’unico giornale indipendente del Paese. Si chiama Le Souverain, va in stampa con otto pagine la settimana e ogni mese con un numero speciale di inchieste. “Parliamo di economia, politica, attualità. Raccontiamo come nelle miniere d’oro e di coltan si perpetui un nuovo schiavismo: al popolo non va nessun guadagno delle immense ricchezze del Congo. Le multinazionali stipulano contratti capestro con dirigenti corrotti. E La gente continua a morire di paludismo, malnutrizione, di guerre”.
Solange parla e scrive in francese. Ma i suoi nomi africani sono un programma: Lusiku vuol dire “giorno” e Nsimire “io amo”. E lei ama la vita. Crede nei miracoli. “Ho vissuto spesso in clandestinità con i miei cari. L’anno scorso Mi telefonavano dicendo: ‘Sappiamo dove sei, dove vanno a scuola i tuoi figli, tra dieci minuti veniamo a prendervi!’ Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Ma prego Dio che ci protegga”.
Solange è diventata giornalista per caso. Dopo il liceo ha lavorato a radio Mendeleo e a Radio Maria, che nel cuore dell’Africa non vuol dire solo recite del rosario e messe cantate. “C’è stato un momento in cui i guerriglieri ruandesi hanno tentato di occupare la ricca regione del Kivu. I vescovi si sono opposti. Noi abbiamo aperto i microfoni agli ascoltatori, raccontato tutto in diretta. Le milizie ci hanno sparato alle finestre, non so neppure come siamo scampati”.
Dopo i mesi di pratica in radio, Solange si è iscritta a Economia, all’università, e ha lavorato in un’organizzazione di difesa delle donne. “Ma il giornalismo mi è rimasto dentro”. E quando il direttore storico di Le souverain si è ammalato chiedendole di prendere il suo posto, lei non ha esitato.
“Ora abbiamo costruito una tipografia a Bukavu ma mancano alcune macchine. Solo per stampare il giornale, dobbiamo andare ogni volta fino a Kampala, in Uganda, e le 1000 copie “scottanti”, che riportiamo indietro di nascosto, possono diventare la nostra tomba. In redazione, spesso salta la corrente e scriviamo gli articoli con le penne a sfera” . Ma non è un buon motivo per smettere. “Sto cercando fondi per installare dei pannelli solari. Senza una libera informazione non si cambia la storia”.

Cristina Bianchi

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