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Grazie Angelina, comunque

15 Mag

È una delle donne più belle del mondo. Con la scelta di farsi asportare i seni, per prevenire un possibile tumore ereditario, anche questa volta stupisce Angelina Jolie. Esagerata? Eccessiva, come sempre?
Io di questa notizia voglio prendermi il meglio. Una conferma anche per tutte le altre: quelle che non hanno i soldi della Jolie; quelle che la mastectomia non la scelgono ma la subiscono, perché il nemico è lì, è già nel corpo. Restano belle donne. Affascinanti. Sensuali. Combattive. E non devono scoraggiarsi, anche se al loro fianco non c’è un signor Jolie-Pitt.

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Che ne pensate?

Cristina Bianchi

Cara ministra Fornero, qual è la meglio gioventù?

9 Mag

Cara Ministra Fornero,
lei dice: “I nostri ragazzi sanno troppo poco, non conoscono le lingue, neppure la loro, non conoscono i rudimenti di aritmetica e matematica e, in taluni casi, non sanno fare neppure conti semplicissimi”.
Il messaggio, in  fondo, è sempre quello: ai miei tempi… Noi eravamo più educati, più secchioni, più preparati.  Lo sento ripetere da insegnanti genitori e professori. Tutto vero.
Guardate cosa scriveva un noto precettore:
La nostra gioventù è svagata, non sa piegarsi all’applicazione… A questo conduce la mobilità del loro animo, la vivacità della loro immaginazione, eccitate dalla nostra confidenza… Il fanciullo passa a ogni tratto dall’applicazione a’ balocchi, da’ balocchi all’applicazione… dalla stanza di studio, alla camera da letto, alla cucina, al giardino; ora leggicchia, ora chiacchiera, or canterella….
Era il pedagogista Raffaello Lambruschini. Si lagnava come noi  oggi (basta sostituire la parola computer o telefonino a balocchi).
Era il 1850

Ringrazio il professor Francesco Dell’ Oro (responsabile del Servizio Orientamento scolastico del Comune di Milano) per avermi fatto riflettere su questo: che peso, per i nostri ragazzi, sentirsi dire “La meglio gioventù, eravamo noi”.
Grazie alle iniziative che facciamo qui ad “A”, con A4job, incontro  spesso giovani preparati, poliglotti, che magari  hanno studiato lavorando di notte. Dire “I ragazzi di oggi non studiano” “All’estero si fa meglio” cara ministra Fornero, non solo è ingeneroso. È deprimente.
Certo, ci vuole più meritocrazia. Ma anche un’iniezione di fiducia di questi tempi non farebbe male.
Cari quindicenni, cari ventenni, credeteci: sarete meglio di noi. Potrete imparare dai nostri errori, se qualcuno vi insegnerà l’arte del dubbio. Il mondo è vostro, custoditelo per il futuro. Noi, esodati o no, ci faremo più in là per lasciarvi un posto.

Cristina Bianchi

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Più tabelline per tutte

3 Apr

Le ragazze a pettinare le bambole. I maschietti a smanettare al computer. Non è un problema italiano. Sul New York Times Katie Hafner racconta la passione e l’impegno di Maria Klawe, rettore dell’Harvey Mudd College a Claremont, California. Una prof di 60 anni che sfreccia nel campus in skateboard e ha dedicato gli ultimi sette anni alla causa: rendere la matematica e l’informatica più attraente per le ragazze. “Quando sono arrivata all’Harvey, nel 2005, le laureate in informatica erano meno del 10 per cento”. Oggi, sono quattro su dieci. Come ci è riuscita? “Ho cercato di abbattere gli stereotipi che vogliono le femmine meno portate dei maschi. E introdotto corsi propedeutici divertenti. Fare informatica non vuol dire solo programmare”.

In Italia, contro il gender gap nelle scienze ha scritto Elisabetta Strickland nel  suo libro Scienziate d’Italia, (Donzelli).  Strickland, che insegna Algebra all’università di Roma Tor Vergata, ricorda che alle facoltà scientifiche il 50% degli iscritti sono donne. Poi però scendono al 30 % tra i ricercatori e a un quinto tra i docenti universitari.

Sarebbe troppo facile dire che manca la preparazione degli insegnanti nella scuola di base. La mia amica Gaia si laurea in scienze della formazione. Una sera ha guardato con ammirazione il broccolo romanesco che stavo per cucinare: “È uno splendido esempio di frattale!”. L’ha fotografato per mostrarlo al corso di didattica della matematica. Ai genitori resta il compito, meno eccitante, di ripassare con le figlie femmine le tabelline. O magari leggere con loro i libri di Margherita Hack e Rita Levi Montalcini. Per mostrare che la scienza è una splendida avventura per donne. Che ne pensate?

Cristina Bianchi

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