Archivio | uomini RSS feed for this section

Rischi di perdere il lavoro? Scriviamo insieme la lista delle cose da fare

11 Giu

Una delle passioni del nostro tempo è compilare la “to do list”, la lista dei buoni propositi e delle cose da fare: per il nuovo anno, per l’arrivo di un figlio, per non restare a lungo single, per migliorare la propria posizione…
Americanate? Sì, ma gli anglosassoni sono pragmatici. E a volte i consigli aiutano, magari solo per capire che non fanno per te.
Qui voglio scrivere con voi la lista delle “10 cose da fare se rischi o hai già perso il lavoro”.

La pizzeria occupata a MIlano, prima dello sgombero

La pizzeria occupata a MIlano, prima dello sgombero

Scegliamo 10 punti fissi. Io ve ne suggerisco 5, gli altri pensateli voi!

1) Formatevi: che siate operaia, sarta o manovale della conoscenza, non importa. Il mondo corre in fretta. Iscrivetevi a un corso per apprendere qualcosa di innovativo sul vostro mestiere . Non è gratis? Investite su di voi.
2) Depressione, vade retro. È lì, in agguato. Le donne lo sanno, gli uomini non ne parlano. Non lasciatevi andare, chiedete aiuto in caso di bisogno: un’amica, un medico, un parente. Non state troppo sole.
3) Apritevi al mondo. Vi verrà la tentazione di chiudervi, soprattutto se avete perso le sicurezze. Niente di male a dire: “Cerco lavoro”. Non è una parolaccia.
4) Divertitevi: sì divertitevi.  Ci sono cose che amate fare? Se non ora, quando?
5) Siate generose. Guardatevi intorno. Molti potrebbero aver bisogno della vostra esperienza.  Ma non fatevi sfruttare da chi non lo merita. La vostra competenza ha un valore, e un prezzo.

E ora? Aggiungete i vostri 5 punti! (sotto i pulsanti di Twitter e Fb c’è spazio per i commenti)

Cristina Bianchi

La community del metro dove chi legge parla

1 Giu

20130601-130803.jpg

Anche il metró, a Milano, ha la sua community di viaggiatori connessi, disconnessi tra loro. “Nessuno parla più con l’altro. E in realtà nessuno legge. Smanettano” osserva il mio collega Silvano.
Mi ci metto dentro, in pieno. Io ho scritto questo post di ladyatwork sull’iphone dal metró. MM2, direzione cologno nord.
È come se inconsciamente i viaggiatori si distribuissero in tribù. Davanti a me ci sono gli smanettoni. Più avanti, studenti o ricercatori del Politecnico con romanzi di Sellerio, appunti da studiare. Chi legge su carta chiacchiera col vicino. Chi smanetta sembra perso nel suo solipsismo, ma forse comunica, chatta.
Le ricerche dicono che le donne stanno più tempo sul web ma qui la community del metró 2, suggerisce un pareggio.

E voi? Sui mezzi pubblici leggete su carta, dormite o digitate sui vostri tablet o smartphone?

Cristina Bianchi

20130601-130901.jpg

La Grande Bellezza è come un uomo che si sente molto figo

21 Mag

La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino è come un uomo che si sente molto figo e sa di esserlo. Un film che squaderna tutto il fascino e lo strazio di Roma godona, più Dago&Pizzi che Fellini, più dolce coca che dolce vita. 

Tony Servillo nel film La Grande Bellezza

Tony Servillo nel film La Grande Bellezza

Jep Gambardella-Servillo è un giornalista pigro, ex scrittore, re della mondanità. A 65 anni fa i conti con la vita e soprattutto con il senso di morte che il chiacchiericcio delle feste kitsch, del rimmel colato su volti, delle piume e paillettes su corpi vissuti non riesce a nascondere. 

Quando Jep va a letto con la milanese Isabella Ferrari non trova soddisfazione. “A 65 anni un uomo chiede qualcosa di più che una donna sia bella”. Lei vuole mostrargli sul Mac gli autoscatti che ha fatto, nuda, per postarli su Facebook. Lui fugge nella notte in piazza Navona. Quando invece  Ramona-Sabrina Ferilli si accomoda nel suo letto, Jep è quasi felice. La spogliarellista semplifica: “È bello volersi bene”. 

Sabrina Ferilli nel film

Sabrina Ferilli nel film

Ma non c’è redenzione per questa città, simbolo dell’Italia tutta, se non nel futuro di un vecchio che torna all’isola che non c’è del passato. E non c’è sindrome di Stendhal che affondi e risollevi i suoi protagonisti cinici e disperati, a meno di recuperare quel poco di amicizia che resta in un piatto di minestrone. 

Nella Roma dove non sai se fa più orrore il Cardinale Magister-Chef, o la Santa Sdentata che succhia radici, la Grande Bellezza non salva un mondo che non cerca salvezza.

Cristina Bianchi
Sotto i pulsanti di Twitter e Fb lasciate un vostro commento sul film 

Se papà viene promosso (all’estero), perché la mamma piange?

25 Ott

Questa è una piccola storia vera, cambiano solo i nomi

Susanna e Pietro vivono a Milano, hanno tre bambini. Pietro per lavoro viene promosso. La nuova sede è a Lione.
Anche Susanna lavora, è ricercatrice universitaria. Molto stimata. A questo punto, Pietro frequenta un corso intensivo di francese, comincia le spedizioni in Francia. Tutto dev’essere pronto per l’anno prossimo, quando la famiglia si trasferirà a Lione per seguire il padre nella sua nuova  avventura professionale. Susanna dice: «È una bella opportunità per lui, e per il futuro dei nostri figli». 
Peccato che lei, per ora, all’estero non abbia nessun lavoro. Tra l’altro, sa solo l’inglese e al momento è impegnata (tra il lavoro full time a Milano, i tre figli da seguire) a raccogliere informazioni sulle migliori scuole a cui iscriveranno i figli a Lione. Cerca disperatamente di tenere insieme tutto. «Potremo prenderci una ragazza alla pari che parli bene il francese, che ne dici?». «Ma cara, abbiamo tre figli. Perché non te la prendi comoda? Non puoi fare per un po’ soltanto la mamma?».
Ecco. Anche quando si ama, è difficile capirlo. Che una donna appassionata del suo lavoro, dopo 40 anni e tre figli, sia terrorizzata all’idea di perderlo. «Ho studiato tanto, mi sono fatta un mazzo così, e ora lui mi dice, sta’ scialla». A Lione potrebbe almeno prendersi un master. Imparare  un paio di lingue. Investire sulla famiglia ma anche su di sé. Perché una donna non vale meno di un uomo. E se è anche madre è solo un regalo, ( e una responsabilità condivisa) in più.

E quando è lui a dover seguire lei? Magari ne parliamo un’altra volta

Dello Yoga & di altri demoni: segui il tuo karma in pausa pranzo

2 Ott

Lo yoga in pausa pranzo fa bene. Tonifica. Schiarisce la mente. Rilassa e regala energia. Non c’era bisogna di impararlo da Arianna Huffington, Lady Web, che ha offerto sessioni di yoga bipartisan, alla convention dei democratici Usa come a quella dei Repubblicani.
Qui in Rizzoli lo sappiamo da una dozzina d’anni, o anche più. Le lezioni di yoga sono sempre più seguite, affollate. Democratiche. Dalla top manager alla stagista, sono tutti ben accolti. Invitati a scoprire i propri limiti, le proprie potenzialità. 
Certo, a volte dopo due minuti di Shavasana (la posizione del cadavere), sogneresti di schiacciarti un infinito pisolino. Ma basta un po’ di Virabhadrasana (il Guerriero), e magari un bel caffè doppio, per ritrovare lo slancio e l’idea giusta per il prossimo titolo.
Il merito più grande però va ad Aldene, insegnante dai superpoteri, flessibile ma inflessibile, un po’ guru un po’ magica. Capace di correggerti senza farti sentire inadeguata.

E voi, come recuperate?

Scrivete, scrivete….

Cristina Bianchi

È meglio accudire o essere accuditi?

11 Giu

Non si invecchia mai insieme. Ho appena finito di leggere un bel libro che è nello stesso tempo un inno alla vita di coppia e un antidoto contro le illusioni della mistica matrimoniale. 
Si chiama Il senso dell’amore – storia di un matrimonio (Einaudi). L’ha scritto nel 2008 Alix Kates Shulman, femminista americana, classe 1932. Che a proposito del giuramento solenne “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”, subito avverte:
Quando si fa quel giuramento, per quanto lo si prenda con noncuranza, si sa che a meno di una separazione, uno dei due finirà per prendersi cura dell’altro, o uno dei due finirà per sopravvivere all’altro. Ma quale dei due, quando, per quanto tempo e a quale prezzo, non è dato sapere, anche se le probabilità indicano che sarà lei a prendersi cura di lui (…). Ma come una maledizione in una fiaba, non ci credi davvero; cerchi di ignorarla finché non ti cade addosso (…).
Il libro racconta la storia vera dell’autrice, sposata in seconde nozze con lo scultore Scott York. Coppia affiatata, interessi comuni, dalle mostre allo sport,  radical chic. Finché, durante una vacanza nel Maine, lui una notte cade da un soppalco, emorragia cerebrale e… Gli equilibri iniziali vanno ridefiniti, giorno dopo giorno. Lei non lo lascia semplicemente nelle mani dei tecnici; segue passo passo la sua riabilitazione. Così le tocca mettere in discussione l’autonomia conquistata in anni di femminismo militante, i consigli delle amiche che la giudicano un’aliena, la validità del testamento biologico sottoscritto da Scott, visto che lui, privo della memoria a breve termine, continua a ripeterle “con te mi sento così felice”.

Francesca Neri e Fabrizio Bentivolgio nel film “Una sconfinata giovinezza

È un libro che non rallegra ma un po’ rasserena. Anche se la situazione della coppia benestante di New York è lontana anni luce da quel che accadrebbe a una famiglia  middle class non dico di Lecce, ma nemmeno di Roma o Milano.
Però suscita domande: a un certo punto della vita, meglio accudire o essere accuditi? Possiamo arrivare preparati a quel momento? E poi: saremo la stessa persona, oppure tutto ciò che pensiamo adesso del nostro “essere vecchi” sarà smentito dai fatti?

Cristina Bianchi

La via dell’autostima (e quella del Trota)

3 Mag

Non sarà una pillola di autostima a renderci più forti. Più solide, davanti all’ennesima minaccia: nel 2012, dice Unioncamere, si perderanno altri 130mila posti di lavoro. Come giocare a ce l’hai: sarà il mio? sarà il tuo? depositiamo quel che resta degli euro in Tanzania?
Eppure i manuali di auto-aiuto vanno forte in tempi di crisi. Se prima spopolavano effetti del tipo “Come chiedere l’aumento in tre mosse”, oggi si vola basso: “Le regole d’oro per il curriculum”, “Separiamoci con amore”, e via discettando.
L’autostima, resta un cavallo di battaglia per gli americani – che non vogliono indagare più di tanto nel profondo e nemmeno porsi il dubbio: ma se alziamo l’autostima a mille di una banda di idioti, dove arriveremo? In Regione? 
Confesso però di aver scorso con gusto l’ultimo libro del genere: Vali più di quel che pensi di Valerie Young (ed. Corbaccio).
È dedicato alle donne, brave, competenti, intelligenti. Troppo spesso vittime della “sindrome dell’impostore”. Di che si tratta? È quella vocina interiore che, quando passi un esame, ottieni una promozione, ti propongo una svolta nella carriera, ti fa dire: “oddio, si sono sbagliati, prima o poi scopriranno che non sono all’altezza”. Non è vero. Però. Quante volte lo avete pensato?
Anche ai colleghi può capitare. Con minor frequenza. Alcuni di loro preferiscono “la via del Trota”: una laurea, pare, in Albania, senza troppi perché.

Cristina Bianchi

E tu? Che ne pensi?

Lascia il tuo commento       (il tuo indirizzo mail non comparirà)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: