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La Grande Bellezza è come un uomo che si sente molto figo

21 Mag

La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino è come un uomo che si sente molto figo e sa di esserlo. Un film che squaderna tutto il fascino e lo strazio di Roma godona, più Dago&Pizzi che Fellini, più dolce coca che dolce vita. 

Tony Servillo nel film La Grande Bellezza

Tony Servillo nel film La Grande Bellezza

Jep Gambardella-Servillo è un giornalista pigro, ex scrittore, re della mondanità. A 65 anni fa i conti con la vita e soprattutto con il senso di morte che il chiacchiericcio delle feste kitsch, del rimmel colato su volti, delle piume e paillettes su corpi vissuti non riesce a nascondere. 

Quando Jep va a letto con la milanese Isabella Ferrari non trova soddisfazione. “A 65 anni un uomo chiede qualcosa di più che una donna sia bella”. Lei vuole mostrargli sul Mac gli autoscatti che ha fatto, nuda, per postarli su Facebook. Lui fugge nella notte in piazza Navona. Quando invece  Ramona-Sabrina Ferilli si accomoda nel suo letto, Jep è quasi felice. La spogliarellista semplifica: “È bello volersi bene”. 

Sabrina Ferilli nel film

Sabrina Ferilli nel film

Ma non c’è redenzione per questa città, simbolo dell’Italia tutta, se non nel futuro di un vecchio che torna all’isola che non c’è del passato. E non c’è sindrome di Stendhal che affondi e risollevi i suoi protagonisti cinici e disperati, a meno di recuperare quel poco di amicizia che resta in un piatto di minestrone. 

Nella Roma dove non sai se fa più orrore il Cardinale Magister-Chef, o la Santa Sdentata che succhia radici, la Grande Bellezza non salva un mondo che non cerca salvezza.

Cristina Bianchi
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Se papà viene promosso (all’estero), perché la mamma piange?

25 Ott

Questa è una piccola storia vera, cambiano solo i nomi

Susanna e Pietro vivono a Milano, hanno tre bambini. Pietro per lavoro viene promosso. La nuova sede è a Lione.
Anche Susanna lavora, è ricercatrice universitaria. Molto stimata. A questo punto, Pietro frequenta un corso intensivo di francese, comincia le spedizioni in Francia. Tutto dev’essere pronto per l’anno prossimo, quando la famiglia si trasferirà a Lione per seguire il padre nella sua nuova  avventura professionale. Susanna dice: «È una bella opportunità per lui, e per il futuro dei nostri figli». 
Peccato che lei, per ora, all’estero non abbia nessun lavoro. Tra l’altro, sa solo l’inglese e al momento è impegnata (tra il lavoro full time a Milano, i tre figli da seguire) a raccogliere informazioni sulle migliori scuole a cui iscriveranno i figli a Lione. Cerca disperatamente di tenere insieme tutto. «Potremo prenderci una ragazza alla pari che parli bene il francese, che ne dici?». «Ma cara, abbiamo tre figli. Perché non te la prendi comoda? Non puoi fare per un po’ soltanto la mamma?».
Ecco. Anche quando si ama, è difficile capirlo. Che una donna appassionata del suo lavoro, dopo 40 anni e tre figli, sia terrorizzata all’idea di perderlo. «Ho studiato tanto, mi sono fatta un mazzo così, e ora lui mi dice, sta’ scialla». A Lione potrebbe almeno prendersi un master. Imparare  un paio di lingue. Investire sulla famiglia ma anche su di sé. Perché una donna non vale meno di un uomo. E se è anche madre è solo un regalo, ( e una responsabilità condivisa) in più.

E quando è lui a dover seguire lei? Magari ne parliamo un’altra volta

È meglio accudire o essere accuditi?

11 Giu

Non si invecchia mai insieme. Ho appena finito di leggere un bel libro che è nello stesso tempo un inno alla vita di coppia e un antidoto contro le illusioni della mistica matrimoniale. 
Si chiama Il senso dell’amore – storia di un matrimonio (Einaudi). L’ha scritto nel 2008 Alix Kates Shulman, femminista americana, classe 1932. Che a proposito del giuramento solenne “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”, subito avverte:
Quando si fa quel giuramento, per quanto lo si prenda con noncuranza, si sa che a meno di una separazione, uno dei due finirà per prendersi cura dell’altro, o uno dei due finirà per sopravvivere all’altro. Ma quale dei due, quando, per quanto tempo e a quale prezzo, non è dato sapere, anche se le probabilità indicano che sarà lei a prendersi cura di lui (…). Ma come una maledizione in una fiaba, non ci credi davvero; cerchi di ignorarla finché non ti cade addosso (…).
Il libro racconta la storia vera dell’autrice, sposata in seconde nozze con lo scultore Scott York. Coppia affiatata, interessi comuni, dalle mostre allo sport,  radical chic. Finché, durante una vacanza nel Maine, lui una notte cade da un soppalco, emorragia cerebrale e… Gli equilibri iniziali vanno ridefiniti, giorno dopo giorno. Lei non lo lascia semplicemente nelle mani dei tecnici; segue passo passo la sua riabilitazione. Così le tocca mettere in discussione l’autonomia conquistata in anni di femminismo militante, i consigli delle amiche che la giudicano un’aliena, la validità del testamento biologico sottoscritto da Scott, visto che lui, privo della memoria a breve termine, continua a ripeterle “con te mi sento così felice”.

Francesca Neri e Fabrizio Bentivolgio nel film “Una sconfinata giovinezza

È un libro che non rallegra ma un po’ rasserena. Anche se la situazione della coppia benestante di New York è lontana anni luce da quel che accadrebbe a una famiglia  middle class non dico di Lecce, ma nemmeno di Roma o Milano.
Però suscita domande: a un certo punto della vita, meglio accudire o essere accuditi? Possiamo arrivare preparati a quel momento? E poi: saremo la stessa persona, oppure tutto ciò che pensiamo adesso del nostro “essere vecchi” sarà smentito dai fatti?

Cristina Bianchi

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