Tag Archives: donne

Mamme lavoro e post-maternità 

30 Apr

Particolare di “Maternità” di Matteo Curcio

Oggi vorrei condividere con voi questo interessante articolo di Rita Querzé pubblicato su La 27esima Ora

Ecco tutto i motivi per cui dopo la maternità le donne guadagnano meno.

La 27esima ora

Il Burkini e il corpo delle donne

17 Ago

Non è facile esprimere un’opinione sul caso del burkini vietato l’estate scorsa in alcune spiagge francesi, come l’elegantissima Cannes. 

Il burkini è il costume coprente dalla testa alle caviglie che alcune musulmane osservanti indossano per andare al mare. Costrette dalla famiglia? Per libera scelta?
In ogni caso, uno Stato che imponga alle donne come abbigliarsi, in nome della laicità o della fede, lascia comunque perplessi. 

Francia, signora in burkini in spiaggia

Allora che facciamo: burkini no e topless sì? Topless sì, magari solo fino a 40 anni? Burkini no ma sì al costume intero con pantaloncini? (Come quello, ad esempio, di  una signora peruviana che conosco, la quale preferisce non mostrare le sue grazie in piscina). Insomma, un bel garbuglio. D’altra parte, non bisogna dimenticare che quando la religione diventa tradizione imposta, o peggio ancora legge, le nuove generazioni rischiano la libertà, il futuro e qualche volta la vita. Per questo consiglio di vedere a tutti  (o rivedere) il film Mustang, candidato francese agli Oscar 2015. Racconta la storia di cinque ragazze turche che, dopo aver fatto un bagno (vestite) in mare insieme ai compagni di scuola (vergogna!), vengono recluse in casa dal padre-padrone. E cercano di sfuggire alla loro prigione. A costo della vita.

Una scena del film Mustang: cinque sorelle turche prendono il sole in bikini nella casa-prigione costruita dal loro padre. Tentano così di sfuggire all’oppressione paterna.


Cristina Bianchi

La scelta di Solange, giornalista coraggiosa in Congo

19 Set

Riccione, settembre
Veste un abito tradizionale africano dai colori squillanti: bianco, giallo, oro e tabacco. I capelli sono acconciati in un complicatissimo chignon di treccine. È difficile farla sorridere in pubblico, perché Solange Lusiku Nsimire è una donna timida. Anche se dalla Repubblica democratica Congo è arrivata in Italia a ritirare il premio Unicredit dedicato alla giornalista più coraggiosa dell’anno (in occasione del premio Ilaria Alpi, riservato invece ai migliori reporter televisivi).

“Io vivo in Kivu, nell’est del paese, dove infuria la guerriglia. C’è chi da laggiù preferisce fuggire. La nostra aspettativa di vita? Noi diciamo un giorno… Rinnovabile. Perché le bande armate fanno irruzioni nelle case di notte sterminando intere famiglie. Le milizie ruandesi violentano uomini, donne e bambini, anche di pochi mesi”

“I giornalisti non corrotti vengono uccisi. Ma io resto. Questa è la terra che ci è stata donata. Qui abbiamo seppellito i nostri genitori. Qui ci sono ricchezze immense. Troveremo una via di pace”.

Solange foto-34981398

Rischia davvero la vita Solange, 42 anni, sette figli: due bambini, quattro femmine e un altro maschietto adottato. Ogni giorno riceve telefonate, sms di minacce. Perché dirige l’unico giornale indipendente del Paese. Si chiama Le Souverain, va in stampa con otto pagine la settimana e ogni mese con un numero speciale di inchieste. “Parliamo di economia, politica, attualità. Raccontiamo come nelle miniere d’oro e di coltan si perpetui un nuovo schiavismo: al popolo non va nessun guadagno delle immense ricchezze del Congo. Le multinazionali stipulano contratti capestro con dirigenti corrotti. E La gente continua a morire di paludismo, malnutrizione, di guerre”.
Solange parla e scrive in francese. Ma i suoi nomi africani sono un programma: Lusiku vuol dire “giorno” e Nsimire “io amo”. E lei ama la vita. Crede nei miracoli. “Ho vissuto spesso in clandestinità con i miei cari. L’anno scorso Mi telefonavano dicendo: ‘Sappiamo dove sei, dove vanno a scuola i tuoi figli, tra dieci minuti veniamo a prendervi!’ Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Ma prego Dio che ci protegga”.
Solange è diventata giornalista per caso. Dopo il liceo ha lavorato a radio Mendeleo e a Radio Maria, che nel cuore dell’Africa non vuol dire solo recite del rosario e messe cantate. “C’è stato un momento in cui i guerriglieri ruandesi hanno tentato di occupare la ricca regione del Kivu. I vescovi si sono opposti. Noi abbiamo aperto i microfoni agli ascoltatori, raccontato tutto in diretta. Le milizie ci hanno sparato alle finestre, non so neppure come siamo scampati”.
Dopo i mesi di pratica in radio, Solange si è iscritta a Economia, all’università, e ha lavorato in un’organizzazione di difesa delle donne. “Ma il giornalismo mi è rimasto dentro”. E quando il direttore storico di Le souverain si è ammalato chiedendole di prendere il suo posto, lei non ha esitato.
“Ora abbiamo costruito una tipografia a Bukavu ma mancano alcune macchine. Solo per stampare il giornale, dobbiamo andare ogni volta fino a Kampala, in Uganda, e le 1000 copie “scottanti”, che riportiamo indietro di nascosto, possono diventare la nostra tomba. In redazione, spesso salta la corrente e scriviamo gli articoli con le penne a sfera” . Ma non è un buon motivo per smettere. “Sto cercando fondi per installare dei pannelli solari. Senza una libera informazione non si cambia la storia”.

Cristina Bianchi

Capodanno, la lista della spazzatura

31 Dic

Io non credo al Capodanno. Ma amo le liste. E siccome oggi non ho proprio il tempo di fare la lista delle cose da tenere e da buttare, intanto vi regalo questa foto.

Il mio ex Mac ad "A"

Il mio ex Mac ad “A”

E’ quella della mia postazione al lavoro, dopo la chiusura del giornale in cui per tanti anni abbiamo lavorato. E’ una foto triste. E’ tra le “cose da buttare”.
Ma dipende da come la guardi.
A volte si parcheggia anche una Ferrari. Basta custodirla per bene. Io ho cercato di farlo con me stessa. Non sempre ci sono riuscita.
Ho cercato di mettere a frutto il lavoro di anni, la professionalità. Ho cercato di essere paziente. Ma per fortuna, non ho perso la capacità di arrabbiarmi. Quando serve.
Ognuno custodisca e si lasci custodire da mani buone.
Buon 2014 a tutti!!

L’aperitivo per sole donne, il dopocena per soli uomini

13 Giu

Dagli happy hour al femminile ai salotti televisivi. Da un mondo di donne protagoniste e sorelle, a un mondo di regole scritte da uomini.

Le professioniste di Pwa

Le professioniste di Pwa

Ieri sera ho partecipato a un aperitivo organizzato da PWA, Professional Women’s Association of Milan, gruppo internazionale di donne con storie professionali diverse. Lo scopo: fare network, scambiarsi idee e consigli. Migliorare la propria posizione e (perché no?) l’azienda in cui lavori.

Alcune osservazioni:
1) C’è un ricco buffet. Più che mangiare, però, si chiacchiera molto. Forse perché le donne amano parlare? Sì, ma anche perché si è lì per conoscersi, scambiare esperienze.
2) È un network molto vario: c’è la giovane manager bancaria; c’è Patrizia, infermiera olistica. C’è Maria Teresa che ha aperto uno Show Room a Milano con abiti (bellissimi) ideati da lei; c’è Alessandra, avvocato di un grande studio legale, itinerante tra il suo mare di Genova e Milano; ci sono Valentina e Maria Chiara ai vertici di un’azienda di automazione; e poi Romina del grande studio legale internazionale, Roberta che guida la comunicazione di una multinazionale… E potrei continuare.
3) Può sembrare forzato concentrare in due ore tante strette di mano, memorizzare nomi e volti. Però ho ricevuto molto, raccolto molti consigli. Anche per questo blog.

Poi, poi torno a casa.

Un momento di Jump

Un momento di Jump


La tv è accesa su Canale5: Jump – Stasera mi tuffo con Teo Mammuccari. Show divertente e demenziale. Ci sono, tra gli altri, Anna Falchi e Nadia Rinaldi alla prova nei tuffi. Corpi di donne, di body builder, di fisicati e morbidose, carne, emozioni, giudici che dicono “Te do’ otto p’err coraggio”.

Spengo la tv, mando a nanna mia figlia, poi riaccendo su La7: a Bersaglio Mobile l’ospite nel mirino è Luigi Bisignani. Si parla di Prima repubblica, Andreotti, Tangentopoli, suicidi eccellenti, trame Vaticane, cardinali maneggioni. Ospiti in studio: Bisignani, Marco Damilano dell’Espresso, Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Peter Gomez de Il Fatto, Paolo Madron direttore di Lettera 43 che ha scritto il libro-intervista a Bisignani L’uomo che sussurrava ai potenti (Chiarelettere). Mi incollo al video. Mentre rimbocco le coperte delle ragazze mi perdo la litigata del secolo tra Ferrara e Mentana. Il programma è interessante. Vado avanti. Finisco a letto tardissimo. Poi rifletto. Qui si racconta l’Italia delle porcherie, fatte principalmente da uomini. Ma perché a commentarle, a litigare e a fare domande ci sono soltanto uomini?

Luigi Bisignani

Luigi Bisignani

ABSTRACT: Yesterday I joined an interesting happy hour at Professional Women’s Association – Milan. A useful meeting of talented women, from nurses to Ceos. Then, I came home and watched italian tv. On Canale5: demential talent show Jump, with women humiliated. On La7: very interesting talk show Bersaglio Mobile with anchorman Enrico Mentana, special guest Luigi Bisignani (under “attack”), and very smart columnists. I counted six men. Only men: why?

Cristina Bianchi

Rischi di perdere il lavoro? Scriviamo insieme la lista delle cose da fare

11 Giu

Una delle passioni del nostro tempo è compilare la “to do list”, la lista dei buoni propositi e delle cose da fare: per il nuovo anno, per l’arrivo di un figlio, per non restare a lungo single, per migliorare la propria posizione…
Americanate? Sì, ma gli anglosassoni sono pragmatici. E a volte i consigli aiutano, magari solo per capire che non fanno per te.
Qui voglio scrivere con voi la lista delle “10 cose da fare se rischi o hai già perso il lavoro”.

La pizzeria occupata a MIlano, prima dello sgombero

La pizzeria occupata a MIlano, prima dello sgombero

Scegliamo 10 punti fissi. Io ve ne suggerisco 5, gli altri pensateli voi!

1) Formatevi: che siate operaia, sarta o manovale della conoscenza, non importa. Il mondo corre in fretta. Iscrivetevi a un corso per apprendere qualcosa di innovativo sul vostro mestiere . Non è gratis? Investite su di voi.
2) Depressione, vade retro. È lì, in agguato. Le donne lo sanno, gli uomini non ne parlano. Non lasciatevi andare, chiedete aiuto in caso di bisogno: un’amica, un medico, un parente. Non state troppo sole.
3) Apritevi al mondo. Vi verrà la tentazione di chiudervi, soprattutto se avete perso le sicurezze. Niente di male a dire: “Cerco lavoro”. Non è una parolaccia.
4) Divertitevi: sì divertitevi.  Ci sono cose che amate fare? Se non ora, quando?
5) Siate generose. Guardatevi intorno. Molti potrebbero aver bisogno della vostra esperienza.  Ma non fatevi sfruttare da chi non lo merita. La vostra competenza ha un valore, e un prezzo.

E ora? Aggiungete i vostri 5 punti! (sotto i pulsanti di Twitter e Fb c’è spazio per i commenti)

Cristina Bianchi

“Mai dimenticherò” – Il video choc del bambino conteso

19 Ott

“Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto”. Ripensando al video-choc di “Lorenzo”, il bambino conteso in Veneto da genitori che se lo sono giocato a colpi di denunce, Carabinieri e telecamere “embedded”, mi è venuto in mente questo brano de La notte di Elie Wiesel, sull’impossibilità dell’oblio di Auschwitz.

Ho pensato allo scempio di quel bambino cliccato in rete, trasmesso in tv, dato in pasto al mondo.
Si è molto discusso tra giornaliste (ampio e interessante il dibattito nel gruppo di GIULIA) anche solo sull’opportunità di diffonderlo. La maggioranza si è espressa per il sì.
Io, a mente fredda, resto della mia: no, sicuramente mai così. Certo, senza quel video oggi non saremmo qui a parlare a fondo dei problemi che toccano i minori in situazioni di disagio. Né dei blitz dell’allontanamento, della PAS, sindrome non scientificamente approvata usata talvolta per sottrarre i bambini al genitore convivente. Ma il fine non giustifica il prezzo ulteriore che Lorenzo dovrà pagare: cristallizzato per sempre in quei quattro minuti che hanno fatto il giro del mondo. 

Perché non si può brandire come una spada la Carta di Treviso sulla deontologia giornalistica e i minori, quando è un Sallusti a pubblicare una ragazzina seminuda, a terra, ferita nell’attentato di Mesagne. E poi assolvere quel racconto in diretta di un bambino vivo, per amor di dibattito.
Nel mondo delle news si va sempre più veloce (e vale per tutti, ogni mezzo digitale carta o tv è ormai integrato con gli altri), non c’è il tempo per riflettere, l’importante è non prendere il “buco”. Ma in quel buco mediatico per ora ci è finito Lorenzo (che ovviamente non si chiama così). E noi con lui.

Cristina Bianchi

 Che ne pensate? Sono sicura che molti non saranno d’accordo 

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