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Mamme lavoro e post-maternità 

30 Apr

Particolare di “Maternità” di Matteo Curcio

Oggi vorrei condividere con voi questo interessante articolo di Rita Querzé pubblicato su La 27esima Ora

Ecco tutto i motivi per cui dopo la maternità le donne guadagnano meno.

La 27esima ora

La scelta di Solange, giornalista coraggiosa in Congo

19 Set

Riccione, settembre
Veste un abito tradizionale africano dai colori squillanti: bianco, giallo, oro e tabacco. I capelli sono acconciati in un complicatissimo chignon di treccine. È difficile farla sorridere in pubblico, perché Solange Lusiku Nsimire è una donna timida. Anche se dalla Repubblica democratica Congo è arrivata in Italia a ritirare il premio Unicredit dedicato alla giornalista più coraggiosa dell’anno (in occasione del premio Ilaria Alpi, riservato invece ai migliori reporter televisivi).

“Io vivo in Kivu, nell’est del paese, dove infuria la guerriglia. C’è chi da laggiù preferisce fuggire. La nostra aspettativa di vita? Noi diciamo un giorno… Rinnovabile. Perché le bande armate fanno irruzioni nelle case di notte sterminando intere famiglie. Le milizie ruandesi violentano uomini, donne e bambini, anche di pochi mesi”

“I giornalisti non corrotti vengono uccisi. Ma io resto. Questa è la terra che ci è stata donata. Qui abbiamo seppellito i nostri genitori. Qui ci sono ricchezze immense. Troveremo una via di pace”.

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Rischia davvero la vita Solange, 42 anni, sette figli: due bambini, quattro femmine e un altro maschietto adottato. Ogni giorno riceve telefonate, sms di minacce. Perché dirige l’unico giornale indipendente del Paese. Si chiama Le Souverain, va in stampa con otto pagine la settimana e ogni mese con un numero speciale di inchieste. “Parliamo di economia, politica, attualità. Raccontiamo come nelle miniere d’oro e di coltan si perpetui un nuovo schiavismo: al popolo non va nessun guadagno delle immense ricchezze del Congo. Le multinazionali stipulano contratti capestro con dirigenti corrotti. E La gente continua a morire di paludismo, malnutrizione, di guerre”.
Solange parla e scrive in francese. Ma i suoi nomi africani sono un programma: Lusiku vuol dire “giorno” e Nsimire “io amo”. E lei ama la vita. Crede nei miracoli. “Ho vissuto spesso in clandestinità con i miei cari. L’anno scorso Mi telefonavano dicendo: ‘Sappiamo dove sei, dove vanno a scuola i tuoi figli, tra dieci minuti veniamo a prendervi!’ Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Ma prego Dio che ci protegga”.
Solange è diventata giornalista per caso. Dopo il liceo ha lavorato a radio Mendeleo e a Radio Maria, che nel cuore dell’Africa non vuol dire solo recite del rosario e messe cantate. “C’è stato un momento in cui i guerriglieri ruandesi hanno tentato di occupare la ricca regione del Kivu. I vescovi si sono opposti. Noi abbiamo aperto i microfoni agli ascoltatori, raccontato tutto in diretta. Le milizie ci hanno sparato alle finestre, non so neppure come siamo scampati”.
Dopo i mesi di pratica in radio, Solange si è iscritta a Economia, all’università, e ha lavorato in un’organizzazione di difesa delle donne. “Ma il giornalismo mi è rimasto dentro”. E quando il direttore storico di Le souverain si è ammalato chiedendole di prendere il suo posto, lei non ha esitato.
“Ora abbiamo costruito una tipografia a Bukavu ma mancano alcune macchine. Solo per stampare il giornale, dobbiamo andare ogni volta fino a Kampala, in Uganda, e le 1000 copie “scottanti”, che riportiamo indietro di nascosto, possono diventare la nostra tomba. In redazione, spesso salta la corrente e scriviamo gli articoli con le penne a sfera” . Ma non è un buon motivo per smettere. “Sto cercando fondi per installare dei pannelli solari. Senza una libera informazione non si cambia la storia”.

Cristina Bianchi

Le francesi, la Nutella (e il tasso di fecondità)

13 Ago

“Come sono giovani, come sono chic… come sono fertili le donne francesi”. Durante una recente vacanza in Provenza, tra fiumi meravigliosi e lungo le spiagge libere a sud, ci pensavo spesso.

Le mamme francesi arrivavano con ombrellino parasole, telo mare, piccola borsa frigo. C’è chi si portava la madre (o la suocera), nonna sportiva in pareo, chi scendeva con marito, sorelle, cognati, nipoti, insomma, una grande tribù.Image

Forse non è vero che noi italiane abbiamo più senso della famiglia. Certo, ho scelto d’istinto tappe e località fuori mano, più per sportivi che per signore bon-chic. E non dico che le francesi non avessero le loro grane. Le ho sentite perdere le staffe, sgridare bambinetti piuttosto innocenti – perché se porti un moccioso in spiaggia, non puoi pretendere che non si rotoli nella sabbia, o non resti tra le onde più del dovuto. Ma le francesi isteriche sono un’eccezione.

Una famiglia di ciclisti lungo il fiume Verdon

Una famiglia di ciclisti lungo il fiume Verdon

Più consuete, invece, le famiglie numerose: due, tre, quattro figli. Secondo l’Ined, Istituto nazionale di studi demografici, nel 2012 in Francia sono nati 792mila bambini e il tasso di fecondità medio resta stabile a due figli per donna, uno dei massimi in Europa.
In Italia, per l’Istat, la natalità è di nuovo in calo dal 2009: nel 2011 (ultimi dati disponibili) il tasso di è sceso a 1,39 figli per donna. Colpa sicuramente della crisi: lo conferma uno studio europeo dell’’Istituto tedesco Max Planck per la ricerca demografica.

Eppure la crisi morde anche in Francia, fa traballare il governo Hollande. Al di là dei soliti discorsi sul Welfare, che Oltralpe funziona ancora, mi pare che le ragioni non siano solo quelle dei numeri.

Ci vuole una certa “sana avventatezza” a fare figli presto, “a fare coppia presto”, a “scommettere sul futuro”. Dev’essere lo stesso entusiasmo che porta le francesi a imbarcarsi tra le dune selvagge con sorelle, nipoti, suocere e cognati, attrezzate con carico leggero, prosciutto in busta e pan carré. Tanto, lo sanno: prima o poi lungo la Côte passa il carrellino con una bella ragazza che, nonostante i 40 gradi, ti seduce con un fragrante beigné. E ci spalma sopra mezzo chilo di italianissima Nutella.

Capo, prometto di esserti fedele sempre

16 Mag

Racconta Lucia de Stefani, una delle ventenni di “A” che vive e lavora a New York: “Quando invii un curriculum negli Stati Uniti per cercare lavoro, devi curare la forma, scriverlo su carta di ottima qualità, condensare la vita in una pagina. Ma attenzione a non scrivere la data di nascita. Perché nessuno dev’essere discriminato in base all’età (oltre che al sesso, alla razza, allo stato civile).

Demi Moore e Michael Douglas nel film “Rivelazioni”Al colloquio di selezione non ti chiederanno se sei sposata, se hai figli, tantomeno se pensi di farli. Anche la foto, per questi motivi, non è gradita. Non so se sorridere o no ripensando ai miei colloqui in Italia (“Sei fidanzata? Pensi di sposarti?” “Macché”. Poi, l’ho fatto subito dopo durante un contratto a termine. “E ora vorrai fare dei figli?” “Per carità”. Per fortuna sono arrivati. Non giudico chi mi ha posto queste domande. Erano donne in gamba. Era nel gioco delle parti e ho omesso quel che andava omesso con assoluta spontaneità.
Ma che abisso tra le regole americane e le nostre policy scritte e non scritte.

Cristina Bianchi

E voi, che ne pensate?
Raccontate qui sotto la vostra storia.  (l’ indirizzo mail non comparirà).

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