Tag Archives: quarantenni

Per le insegnanti felici gli esami non finiscono mai

17 Giu

L. ha 45 anni, insegna scienze motorie, ha quattro figli: frequentano università, liceo, scuole elementari. “Ieri ho fatto l’orale del concorsone” mi dice L. soddisfatta. È dimagrita ma ha finito di studiare, si spera. Sogna di non essere più precaria a vita.
N. è vicedirettrice di un dipartimento universitario. Insegna diritto. “Ora faccio una settimana al mare con le bambine, luglio e agosto lavoro: devo fare l’abilitazione scientifica nazionale. Non è obbligatorio ora, ma sai come vanno le cose in Italia” mi dice, “magari chissà quando ci sarà un altro appello… A ottobre devo consegnare un testo”.

Pietro Antonio Rotari, "Ragazza con libro”, 1707-1762

Pietro Antonio Rotari, “Ragazza con libro”, 1707-1762

Ho visto le insegnanti felici avevo scritto nel post di aprile 2012. Continuo a vederle queste docenti che amano il loro lavoro. Ma quanti sacrifici devono fare le più preparate per continuare a dare sapere e attenzione ai ragazzi. Ogni scelta è un salto nel buio, perché magari il successivo governo  ti cambia le carte in tavola e i criteri per “dare a te la pagella”. 

Qualche giorno fa il ministro Maria Chiara Carrozza ha detto:

I sistemi dell’istruzione, dell’università e della ricerca non possono vivere nell’incertezza perenne tra tagli e rimodulazioni in corso d’anno. Quello che serve è un orizzonte temporale pluriennale in cui il budget su cui sviluppare il sistema sia coerente con le politiche, le strategie e le priorità che il Paese s’impegna a perseguire…

Siete insegnanti o conoscete insegnanti di talento? Scrivete qui sotto le loro storie
Cristina Bianchi

Abstract: I see many happy teachers, here in Italy. But how many sacrifices have they to make, to go on, between cuts of the budget for School, bureaucracy, and personal uncertain future. Tell me your stories, below.

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L’aperitivo per sole donne, il dopocena per soli uomini

13 Giu

Dagli happy hour al femminile ai salotti televisivi. Da un mondo di donne protagoniste e sorelle, a un mondo di regole scritte da uomini.

Le professioniste di Pwa

Le professioniste di Pwa

Ieri sera ho partecipato a un aperitivo organizzato da PWA, Professional Women’s Association of Milan, gruppo internazionale di donne con storie professionali diverse. Lo scopo: fare network, scambiarsi idee e consigli. Migliorare la propria posizione e (perché no?) l’azienda in cui lavori.

Alcune osservazioni:
1) C’è un ricco buffet. Più che mangiare, però, si chiacchiera molto. Forse perché le donne amano parlare? Sì, ma anche perché si è lì per conoscersi, scambiare esperienze.
2) È un network molto vario: c’è la giovane manager bancaria; c’è Patrizia, infermiera olistica. C’è Maria Teresa che ha aperto uno Show Room a Milano con abiti (bellissimi) ideati da lei; c’è Alessandra, avvocato di un grande studio legale, itinerante tra il suo mare di Genova e Milano; ci sono Valentina e Maria Chiara ai vertici di un’azienda di automazione; e poi Romina del grande studio legale internazionale, Roberta che guida la comunicazione di una multinazionale… E potrei continuare.
3) Può sembrare forzato concentrare in due ore tante strette di mano, memorizzare nomi e volti. Però ho ricevuto molto, raccolto molti consigli. Anche per questo blog.

Poi, poi torno a casa.

Un momento di Jump

Un momento di Jump


La tv è accesa su Canale5: Jump – Stasera mi tuffo con Teo Mammuccari. Show divertente e demenziale. Ci sono, tra gli altri, Anna Falchi e Nadia Rinaldi alla prova nei tuffi. Corpi di donne, di body builder, di fisicati e morbidose, carne, emozioni, giudici che dicono “Te do’ otto p’err coraggio”.

Spengo la tv, mando a nanna mia figlia, poi riaccendo su La7: a Bersaglio Mobile l’ospite nel mirino è Luigi Bisignani. Si parla di Prima repubblica, Andreotti, Tangentopoli, suicidi eccellenti, trame Vaticane, cardinali maneggioni. Ospiti in studio: Bisignani, Marco Damilano dell’Espresso, Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Peter Gomez de Il Fatto, Paolo Madron direttore di Lettera 43 che ha scritto il libro-intervista a Bisignani L’uomo che sussurrava ai potenti (Chiarelettere). Mi incollo al video. Mentre rimbocco le coperte delle ragazze mi perdo la litigata del secolo tra Ferrara e Mentana. Il programma è interessante. Vado avanti. Finisco a letto tardissimo. Poi rifletto. Qui si racconta l’Italia delle porcherie, fatte principalmente da uomini. Ma perché a commentarle, a litigare e a fare domande ci sono soltanto uomini?

Luigi Bisignani

Luigi Bisignani

ABSTRACT: Yesterday I joined an interesting happy hour at Professional Women’s Association – Milan. A useful meeting of talented women, from nurses to Ceos. Then, I came home and watched italian tv. On Canale5: demential talent show Jump, with women humiliated. On La7: very interesting talk show Bersaglio Mobile with anchorman Enrico Mentana, special guest Luigi Bisignani (under “attack”), and very smart columnists. I counted six men. Only men: why?

Cristina Bianchi

Rischi di perdere il lavoro? Scriviamo insieme la lista delle cose da fare

11 Giu

Una delle passioni del nostro tempo è compilare la “to do list”, la lista dei buoni propositi e delle cose da fare: per il nuovo anno, per l’arrivo di un figlio, per non restare a lungo single, per migliorare la propria posizione…
Americanate? Sì, ma gli anglosassoni sono pragmatici. E a volte i consigli aiutano, magari solo per capire che non fanno per te.
Qui voglio scrivere con voi la lista delle “10 cose da fare se rischi o hai già perso il lavoro”.

La pizzeria occupata a MIlano, prima dello sgombero

La pizzeria occupata a MIlano, prima dello sgombero

Scegliamo 10 punti fissi. Io ve ne suggerisco 5, gli altri pensateli voi!

1) Formatevi: che siate operaia, sarta o manovale della conoscenza, non importa. Il mondo corre in fretta. Iscrivetevi a un corso per apprendere qualcosa di innovativo sul vostro mestiere . Non è gratis? Investite su di voi.
2) Depressione, vade retro. È lì, in agguato. Le donne lo sanno, gli uomini non ne parlano. Non lasciatevi andare, chiedete aiuto in caso di bisogno: un’amica, un medico, un parente. Non state troppo sole.
3) Apritevi al mondo. Vi verrà la tentazione di chiudervi, soprattutto se avete perso le sicurezze. Niente di male a dire: “Cerco lavoro”. Non è una parolaccia.
4) Divertitevi: sì divertitevi.  Ci sono cose che amate fare? Se non ora, quando?
5) Siate generose. Guardatevi intorno. Molti potrebbero aver bisogno della vostra esperienza.  Ma non fatevi sfruttare da chi non lo merita. La vostra competenza ha un valore, e un prezzo.

E ora? Aggiungete i vostri 5 punti! (sotto i pulsanti di Twitter e Fb c’è spazio per i commenti)

Cristina Bianchi

Tra i 40 e i 50 anni, la nostra We-We-Me generation

24 Mag

Time ha dedicato la sua copertina alla Me Me Me Generation, trentenni cresciuti nel boom anni 80, narcisi e un po’ viziati, che oggi fanno i conti con una recessione arrivata senza preavviso (soggettivamente parlando). 
Ma vogliamo parlare anche di noi? Donne, tra i 40 e i 50, che giocavamo alla Barbie, saltavamo all’elastico con le Tepa Sport, e non avremmo mai indossato un Moncler perché era da paninari

Installazione Samsung al Tortona fuori salone, 2013

Installazione Samsung al Tortona fuori salone, 2013

Abbiamo studiato, agguantato un lavoro, messo al mondo bambini. O anche no.
Io  ho due figlie. Ora che sono più grandi respiro, ritrovo un po’ d’energia, vorrei fare meglio e continuare a scoprire il mondo. Invece, come molte altre, rischio di perdere  il lavoro. 
Ma c’è anche il bello della nostra generazione, che ha respirato  gli anni 70: il non rassegnarsi a una dimensione individuale dell’esistenza. Non c’è solo il Me-Me-Me.IMG_4755

C’è anche il We, il Noi. È non è semplicemente una questione di famiglia o di maternità. C’è la dimensione comune che nessun teleworking potrà sostituire. Le discussioni, gli scazzi tra colleghi. Il bookcrossing tra amici che esiste da secoli, prima di diventare moda.

Non mi rassegno a tornare mamma full-time. Né a pensare di cambiare il mondo da sola.

 

E voi? Che ne pensate? Lasciate sotto il vostro commento

Cerchi un lavoro, ti offrono un bel volontariato

28 Set

«Buongiorno, ha visto il mio curriculum?» «Oh sì, grazie, interessante. Sto proprio organizzando una serata per lanciare la mia organizzazione. Le va di aiutarmi? Vorrebbe partecipare come volontaria all’“evento”?». «No grazie, ho quasi quarant’anni, un curriculum lungo un chilometro. Ho lavorato (retribuita) in Africa, in Medio Oriente, in Nordeuropa, ho studiato in Inghilterra. Devo continuare a mantenermi».
Questo più o meno il colloquio surreale di B., esperta di istruzione a distanza, project manager per diverse Ong, in cerca di lavoro (anche) in Italia. Dove sta lo scandalo? Che all’estero, dice B., “nessuno mi avrebbe mai risposto così”. Il lavoro è lavoro. Il lavoro si paga. Il volontariato è un’altra, nobilissima, cosa.
Nel mondo dei media, questo è un argomento d’attualità: blogger che vengono invitati a scrivere gratuitamente, perché l’Huffington Post nobilita chi lo fa. Giovani giornalisti pagati 3 euro a pezzo, e così via. Ma non accade solo nel settore della comunicazione.

Raccontate qui sotto la vostra storia!

Cristina Bianchi

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