Archivio | aprile, 2012

Il multitasking fa male anche a lui

23 Apr

La posta, che stress. In un bel saggio pubblicato sulla rivista Economia & Management, Beatrice Bauer, docente di Organizzazione in Bocconi, parla di aziende, manager sotto pressione e iperconnessi. Mail, smartphone, skype ti raggiungono ovunque. Scusate, anche al cesso. Milan design Week, zona TortonaBauer parla di capi stressati che lavorano male ma si sentono “fighi” se stanno in ufficio fino alle 10 di sera. Poi prendono un taxi “e si mettono ancora a parlare di lavoro al cellulare. Ma non è vita questa!” osserva un taxista.
La nostra capacità di concentrazione è limitata e “il tempo speso a controllare la posta elettronica, è un buon indicatore di stress nei manager, perché evidenzia la perdita della giusta distanza”.
Tempo fa, ho incontrato un direttore marketing di un’altra azienda editoriale. Raccontava: “Io dico a tutti i miei colleghi che le mail non le leggo. Vogliono parlarmi? La porta è sempre aperta”. Che invidia. Lui se lo può permettere.
Ma voi, come reagite? Quante mail cancellate ogni giorno? Come governate la tecnologia?
Ieri sono andata con mia figlia al Fuori Salone, e con il cellulare scattavo foto a ogni angolo. Finché lei mi ha detto: “Mamma, smetti di fare clic. E guarda”.

Cristina Bianchi

Dite la vostra (la mail non sarà pubblicata)

Ho visto le insegnanti felici

18 Apr

Ho visto due insegnanti felici. Sono due prof di scuola media dietro le sbarre. Insegnano nel carcere di San Vittore, a Milano. Hanno scelto di farlo, e te lo raccontano con gli occhi che ridono.

Le ho incrociate ieri sera in piazza Filangieri, dopo la proiezione – dedicata ai detenuti- del film Cesare deve morire, di cui vi racconterò su “A”.
Mi hanno colpito, le due prof. La scuola pubblica va a rotoli, gli insegnanti sono poco stimati e malpagati. E loro erano felici di impegnarsi, nonostante. “Siamo della media Cavalieri, lì dietro, distaccate a San Vittore. C’è un gran lavoro da compiere, soprattutto di alfabetizzazione. Qualche volta riusciamo a proiettare anche un film, sulla lavagna dell’aula”.

Fra poco, una di loro andrà in pensione “ma penso di tornare dentro, come volontaria”. Il da farsi non manca.


Mi hanno colpito le due signore. Com’è distante anni luce il tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso della Gelmini. Ma anche i sensati proclami 2.0 del ministro Profumo. Là, il governo dei tecnici,  che mi pare sempre più distante dalla vita reale. Qui, la vita bassa di chi si appassiona al compito più grande: dare strumenti  per scegliere se diventare uomini o donne migliori.

Cristina Bianchi

E voi conoscete insegnanti felici?

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Michelle Obama e quel tweet per le mamme

15 Apr

“Ogni madre lavora sodo. E ogni madre ha il diritto di essere rispettata”. Così twittò Michelle Obama, mettendo a tacere la consulente dei democratici Hilary Rosen.

Alla Cnn, mercoledì scorso, Hilary Rosen aveva criticato la moglie del candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney, invitandola a tacere sulle questioni economiche perché “Ann Romney non ha mai lavorato in vita sua”. La Romney, madre di 5 figli, ha avuto il sostegno di molti.
Al lancio di pomodori mediatici, sono seguite le scuse dei democratici, e il tweet di endorsement della first lady a tutte le madri. 

Il dibattito Donne in carriera-Mamme mamme si è consumato per giorni negli Stati Uniti, complice il clima hot per le presidenziali di novembre. Dove le elettrici sono al centro della campagna, in molti modi. I repubblicani, ad esempio, vogliono tagliare i  fondi pubblici di Planned Parenthood, l’organizzazione nazionale che si occupa di salute delle donne. 

In Italia non siamo a uno scontro così grezzo.
Ma voi che ne dite? Nei momenti più gravi di crisi economica la tentazione forte qui sembra questa: che le donne stiano a casa, visto che non c’è lavoro per tutti. (Salvo poi scoprire che le famiglie monoreddito sono quelle più colpite dalla recessione).
In ogni caso non c’è niente di meglio, per la vecchia politica, ad ogni latitudine, che mettere l’una contro l’altra armata.
Che ne pensate? Le donne non devono godere tutte del medesimo rispetto, come dice Michelle Obama? 

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Cristina Bianchi

L’amore costa: il prezzo del part time

11 Apr

Non invidiate le amiche che hanno un lavoro part time. Se poi hanno dei figli, le vedrai correre dall’ufficio alla scuola, dal corso di nuoto alle feste di compleanno, dalla logopedista al cartolaio: è la mamma taxi, l’altra metà del part time. Certo, resta uno strumento formidabile per conciliare i tempi di lavoro e di vita. Ma finché rimane destinato principalmente alle donne, desta sospetti.

Potrebbe essere una buona notizia quella dell’Istat (quarto trimestre 2011): crescono gli occupati a tempo parziale:  +4,7%, pari a 166.000 unità.

Così non è. Primo: perché i full time continuano a scendere (-148.000 unità). Secondo: perché il part time, nell’era del governo dei tecnici, è sempre meno una scelta. Ma una strategia che permette alle aziende di contenere i costi: salari di base ridotti, tfr modici e possibilità di utilizzare le ore supplementari per fronteggiare i picchi di domanda. 

Poi ci sono i casi estremi, come nella grande distribuzione. Dove il capetto del supermercato dispensa ore in più, per premiare chi ha bisogno di guadagnare, in cambio di un simpatico “sii bella e stai zitta”. La regola è questa, fateci caso quando riempite il carrello: la cassiera è donna, assunta part time, così non può ambire a fare carriera. Questa è riservata solo ai futuri capi reparto. Di solito uomini.

Cristina Bianchi

Le donne di L’Aquila hanno un piano B

6 Apr

«Mi piace fare le cose come si deve. O non le faccio per niente. Per gli ospiti del mio Bed & Breakfast vado a cercare i prodotti biologici. Lavo io le lenzuola, con detersivi ecologici”. Il terremoto che ha colpito L’Aquila tre anni fa non ha piegato Francesca Frenda. Poteva tirare a campare. Invece. Ha recuperato il recuperabile dalle macerie (mobili, oggetti cari). E ha messo in piedi questo piccolo B& B, Il Chiassetto, affacciato sul centro storico dove ancora si vedono i panni stesi delle case inagibili. Bandiere di desolazione.

In effetti anche l’ingresso del primo Bed & Breakfast “con vista macerie” non è glamour: un vicolo stretto da impalcature. Ma nelle camere si respira la voglia di casa, l’amore e la cura. “Questa notte ho partecipato alla fiaccolata per ricordare le vittime, con 309 rintocchi di campana”. 

Il 6 aprile del 2009 Francesca era rientrata tardi: “Insegno tango argentino, tornavo da una milonga all’una e 40. Per un caso, non dormivo nel mio appartamento ma ero con i figli da un parente, perché stavamo ristrutturando l’appartamento in centro. Mi buttai sul letto, addormentata secca”.

“Fu Giulia a scuotermi con violenza: la libreria mi era caduta sul letto. La casa era messa così, in obliquo. Siamo corse alla porta: bloccata. Il vicino del piano di sopra ha sentito le urla e ci ha aiutato a uscire. Giù per le scale, e poi a cercare mio marito, che dormiva in centro per aspettare i muratori. Eravamo gialli di polvere. C’era buio pesto, odore di gas insopportabile. Alla fine ho visto mio marito che mi veniva incontro per strada. Era salvo”. Ha lottato a lungo Francesca. Per recuperare i suoi mobili, avere i permessi. “Avevo bisogno di un progetto. Ho una certa età ma per riposare ci sarà tempo. In un’altra vita”.

E voi, avete mai ricominciato tutto daccapo? Qual è il vostro piano B? Lasciate qui le vostre storie e i commenti

Cristina Bianchi

Più tabelline per tutte

3 Apr

Le ragazze a pettinare le bambole. I maschietti a smanettare al computer. Non è un problema italiano. Sul New York Times Katie Hafner racconta la passione e l’impegno di Maria Klawe, rettore dell’Harvey Mudd College a Claremont, California. Una prof di 60 anni che sfreccia nel campus in skateboard e ha dedicato gli ultimi sette anni alla causa: rendere la matematica e l’informatica più attraente per le ragazze. “Quando sono arrivata all’Harvey, nel 2005, le laureate in informatica erano meno del 10 per cento”. Oggi, sono quattro su dieci. Come ci è riuscita? “Ho cercato di abbattere gli stereotipi che vogliono le femmine meno portate dei maschi. E introdotto corsi propedeutici divertenti. Fare informatica non vuol dire solo programmare”.

In Italia, contro il gender gap nelle scienze ha scritto Elisabetta Strickland nel  suo libro Scienziate d’Italia, (Donzelli).  Strickland, che insegna Algebra all’università di Roma Tor Vergata, ricorda che alle facoltà scientifiche il 50% degli iscritti sono donne. Poi però scendono al 30 % tra i ricercatori e a un quinto tra i docenti universitari.

Sarebbe troppo facile dire che manca la preparazione degli insegnanti nella scuola di base. La mia amica Gaia si laurea in scienze della formazione. Una sera ha guardato con ammirazione il broccolo romanesco che stavo per cucinare: “È uno splendido esempio di frattale!”. L’ha fotografato per mostrarlo al corso di didattica della matematica. Ai genitori resta il compito, meno eccitante, di ripassare con le figlie femmine le tabelline. O magari leggere con loro i libri di Margherita Hack e Rita Levi Montalcini. Per mostrare che la scienza è una splendida avventura per donne. Che ne pensate?

Cristina Bianchi

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